

08 Ottobre 2026
di Ennio Remondino
Il Financial Times avverte l’Europa della nuova strategia di “difesa attiva” dell’Estonia. La base di Johvi, a 50 chilometri dal confine con la Russia, ad ospitare il quartier generale della 1a Brigata di Fanteria, unica grande unità dell’esercito. Poca cosa militare ma lanciarazzi campali statunitensi e sudcoreani in grado di colpire a 70 chilometri la Federazione Russa. Almeno una volta prima di essere distrutte.
Tracce di Unione Europea
Il nuovo ‘fronte caldo europeo’ è Narva, città di frontiera abitata soprattutto da estoni di origine russa (così imparano), dove è in costruzione una nuova base militare, progettata per ospitare 1.000 militari ma che probabilmente accoglierà a tempo pieno solo una compagnia con qualche supporto per un totale di 200 militari. «Dobbiamo partire dal confine e vincere fin dalle prime battaglie», dichiara il colonnello Tarmo Kundla, comandante della 1a Brigata, ed uno capisce le origini di certi azzardi dialettici dell’Alta esponente esteri dell’Ue, l’estone Kallas.
Strategia di “difesa attiva”
‘Difesa attiva’ con contratti per l’acquisto di nove lanciatori HIMARS Lockheed Martin (6 già consegnati e tre forse nel 2027) ma difficile possa ricevere in tempi rapidi i missili balistici ATACMS che gli Stati Uniti hanno consumato contro l’Iran Senza gli ATACMS -spiega ilo Financial Times-, il raggio d’azione dei missili estoni si riduce a 70 chilometri con l’impiego di razzi. Decisamente pochi. Ma l’ottimismo è baltico. «Il nostro obiettivo è chiaro: tenere il nemico e la devastazione della guerra lontani dal territorio estone», ha dichiarato il ministero della Difesa.
Ma la guerra vera No
Ma di che guerra stanno parlando da quelle parti certi personaggi? Per il Financial Times i vertici militari e dell’intelligence estoni non credono che Mosca voglia una guerra su vasta scala con la NATO, almeno nei prossimi due anni, ma ritengono che la Russia si stia preparando a un potenziale conflitto futuro con la piccola nazione baltica. L’intelligence militare estone teme in modo particolare è un’azione limitata contro un obiettivo di confine: nello specifico, la piccola città di Narva, a maggioranza russofona.
Un pezzettino d’Estonia per assaggio?
Conquistare Narva avrebbe poco senso se l’obiettivo fosse un’invasione su larga scala dell’Estonia. E qui gli arzigogoli geopolitici si incartano. Discriminazioni che subiscono le consistenti minoranze russe in Lettonia e nelle altre repubbliche baltiche, ma allora sarebbe guerra continua. Nel pasticcio geopolitico che si è creato l’Estonia quest’anno ha incrementato la spesa militare del 42% fino a raggiungere i 2,4 miliardi di euro, il 5,4% del PIL anche se non sono mancati gli scandali legati alla corruzione e malversazione nelle commesse militari che hanno portato recentemente alle dimissioni del ministro della Difesa.
La forza militare estone
Secondo il Military Balance: componente logistica e di comando e controllo interforze di 1.900 militari e un Esercito con 4.500 effettivi (1.550 professionisti e 2,950 di leva), 44 cingolati da combattimento e 260 blindati trasporto truppe ruotati oltre a missili anticarro Spike e Javelin, 12 obici semoventi francesi e 24 sudcoreani, 6 lanciarazzi campali americani e 126 mortai. Per la difesa aerea, solo missili portatili utili alle basse quote. La Marina dispone di 650 uomini di cu la metà di leva con 4 motovedette quasi disarmate e 4 cacciamine ex danesi e britannici oltre a qualche drone subacqueo mentre l’Aeronautica dispone di 570 militari di cui 120 di leva con 2 piccoli aerei da trasporto.
L’Europa armata in Estonia
Priva di forze aeree da combattimento (come tutte le repubbliche baltiche lo spazio aereo è protetto da velivoli alleati in ambito NATO), in caso di guerra l’Estonia potrebbe sulla carta affiancare alle esigue forze terrestri in servizio due scaglioni di riservisti ad alta prontezza operativa per quasi 80mila uomini più altri 150 mila richiamabili in tempi più lunghi. Le forze terrestri alleate schierate in Estonia comprendono 800 militari britannici (destinati a salire a 1.200), 600 statunitensi e 350 francesi.
Chi ha paura della pace in Ucraina
Dall’articolo del Financial Times, alla fine emergono le regioni dei gravi sforzi di molti governi europei contro un accordo che ponga fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Le fonti estoni sentite dal quotidiano britannico valutano che finché le forze armate russe resteranno impegnate sui fronti ucraini riducono la loro temuta minaccia lungo il confine estone e lettone.
«Avevamo paura della guerra (in Ucraina)», ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence estone. «Ora abbiamo paura della fine della guerra».