lunedì, Giugno 8

L’ATTACCO AI DIRITTI SOCIALI DELLA SVOLTA NEOLIBERISTA ARGENTINA

di Federico Giusti

La svolta neo liberista argentina

Quando si attacca il potere di acquisto dei lavoratori si cancellano anche diritti e tutele individuali e collettive. Di solito i provvedimenti per ridurre il potere di acquisto e di contrattazione vanno di pari passo e si materializzano in varie forme a seconda dei contesti politici ed economici.

Ad esempio in Italia ci siamo accorti con grande ritardo della erosione dei salari dopo anni di controriforme in materia di pensioni, lavoro, welfare, tra tagli alla sanità e all’istruzione occultati dietro processi pseudo riformatori.

In Sud America la situazione economica è da tempo critica e molti paesi sono stati il banco di prova per adottare politiche di mercato e neo liberiste per ridurre il debito pubblico.

Il caso argentino è assai indicativo, un’inflazione galoppante (cresce del 30% al mese), il rincaro generalizzato delle tariffe, i licenziamenti tra i dipendenti pubblici per ridurre il peso della macchina statale sul bilancio del paese, politiche industriali che favoriscono le grandi aziende attraverso concentrazione di capitali e privatizzazioni.

Il progetto economico di Milei avvantaggia alcune grandi aziende quali Techint, Galperín, le banche e ovviamente soliti grandi gruppi economici e finanziari.

La “legge omnibus” potrebbe essere sintetizzata in alcuni punti:

Privatizzazioni di 41 aziende pubbliche che consegneranno alle multinazionali il controllo dei beni comuni, delle infrastrutture, delle ferrovie e del trasporto aereo ma anche degli istituti bancari. Si privatizzano infatti Aysa, YPF, Enarsa, Aerolíneas Argentinas, Correo Argentino, ARSAT, Ferrocarriles Argentinos, Télam e la Casa de la Moneda e perfino il Banco Nación uscito indenne dalle privatizzazione degli anni novanta sotto la presidenza Menem.
Milei privatizzando treni, aerolinee, le società del gas, della corrente e dell’acqua trasforma i beni comuni un colossale business per gli imprenditori, soprattutto stranieri.
Le grandi aziende monopolistiche non reinvestono i loro profitti e le conseguenze sono il rincaro generalizzato delle tariffe che poi è un autentico salasso per la popolazione specie quella meno abbiente. Stesso ragionamento vale per lo smantellamento dell’edilizia popolare. Pensionamenti: la sospensione della mobilità pensionistica. Ossia di un bonus minimo previsto da leggi precedenti adottati dopo la nefasta ondata liberista degli anni novanta, che sancirà la perdita del potere di acquisto dell’assegno previdenziale di circa il 35%. Pagheranno le pensioni minime ma in generale tutti gli assegni previdenziali per i quali saranno cancellati quei meccanismi automatici di adeguamento del costo della vita che crescendo di mese in mese sancirà la erosione del potere di acquisto. Debito: Lo Stato contrarrà prestiti in valuta estera, cioè in dollari per esempio, senza per altro alcun passaggio in parlamento. Pensiamo alla svendita di interi quartieri che potranno essere acquistati a prezzi stracciati da colossi immobiliari statunitensi trasformando i centri storici in grandi hub per affitti brevi previa espulsione dei ceti popolari (che non avranno i soldi per pagare gli affitti) e delle piccole attività commerciali ed artigianali.

Aumentare il debito estero significa maggiore dipendenza dall’estero, arretratezza produttiva e maggiore povertà perchè ridurre il debito pubblico sarà possibile solo distruggendo lo stato sociale.

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