

- Centrasia
- 15 Agosto 2025
- Remocontro
L’Afghanistan del fallimento occidentale ora alla fame talebana
L’Emirato islamico d’Afghanistan compie quattro anni e si consolida, tra parate e primi riconoscimenti internazionali. Un’esibizione di forza con cui ricordare i sacrifici fatti per arrivare al potere, il 15 agosto 2021, galvanizzando gli affiliati del jihad contro stranieri e ogni ipotesi di resistenza armata di cui non c’è comunque traccia. Ma la popolazione, le donne peggio tra tutti, sono alla stremo

Il regime festeggia, la popolazione meno, soprattutto le donne
«I talebani hanno diverse ragioni per festeggiare – segnalano al mondo disattento Giuliano Battiston ed Emanuele Giordana sul manifesto -. Al contrario della popolazione, in particolare delle donne, obiettivo di un processo sistematico e intenzionale di persecuzione». Politicamente il riconosciuto formalmente dell’Emirato da parte di Mosca. L’ultimo anno, scopriamo, è stato segnato dalla normalizzazione delle relazioni con i Paesi confinanti e della regione. A loro il leader supremo, Haibatullah Akhundzada, ha voluto riservare priorità e attenzioni. A scapito di quell’Occidente considerato ancora ostile.
Chi comanda e come
Haibatullah Akhundzada, è l ’Amir al-muminin’, il leader dei fedeli che ha centralizzato il potere marginalizzando il fronte dei pragmatici. La conferma a suo modo, dai mandati di arresto spiccati pochi giorni fa dalla Corte penale internazionale. Riguardano lui e Abdul Hakim Haqqani, a capo della Corte di Giustizia, accusati del crimine contro l’umanità di persecuzione di genere. Ritenuti carta straccia dai Talebani, che non riconoscono l’autorità della Corte nonostante l’Afghanistan abbia ratificato la Carta di Roma nel 2003, a Kandahar quei mandati vengono letti come un ulteriore motivo per non cedere agli abboccamenti della comunità diplomatica euro-atlantica. Sempre più rari e incerti.
Le Nazioni Unite
Roza Otunbayeva, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan, il 23 giugno ha riconosciuto come fondate, di fronte al Consiglio di sicurezza, le preoccupazioni sull’efficacia della strategia adottata finora, che non ha prodotto risultati concreti. Ma ha anche aggiunto che «il Paese sarebbe in una situazione molto peggiore senza la presenza e l’assistenza della comunità internazionale». L’assistenza, però, viene meno, come l’interesse. «La diplomazia euro-atlantica considera persa la partita, il Paese irrimediabilmente riconsegnato al suo alveo asiatico, la linea oltranzista ormai segnata. Le porte per i migranti afghani tornano a chiudersi, proprio mentre Iran e Pakistan rimpatriano in pochi mesi 2 milioni di afghani», denuncia Battiston.
Al faticoso percorso diplomatico collegiale si preferisce il dialogo informale, bilaterale. L’Emirato non va riconosciuto, ma con i Talebani si parla, se serve. Lo ha fatto Berlino per rimpatriare 88 migranti.
Bisogni umanitari
I bisogni umanitari del Paese, la cui economia è gravata dal congelamento delle riserve della Banca centrale e dall’isolamento del sistema bancario, crescono, ma di soldi ne arrivano sempre meno. «Paradosso, proprio l’uomo che, escludendo il governo di Kabul dal processo di pace con i Talebani nel 2020/21, ne ha favorito il ritorno al potere, segna la sorte di milioni di civili. L’ordine esecutivo di inizio anno del presidente Donald Trump mette fine a ogni sostegno finanziario per l’Afghanistan».
Onu e ‘assistenza salvavita’
«Nel 2025 sono 22,9 milioni le persone in Afghanistan che necessitano di assistenza salvavita a causa di insicurezza alimentare e malnutrizione, spostamenti di popolazione, disastri naturali e shock climatici in un’economia in difficoltà con accesso limitato ai servizi di base», sottolinea Emanuele Giordana. I numeri sono dell’ultimo rapporto del Segretario generale Onu in una fotografia della situazione che vede una «carenza di finanziamenti con impatto di vasta portata sulle operazioni umanitarie» aggravata dalla decisione Usa (quasi la metà dell’intero budget internazionale) di ridurre drasticamente il loro sostegno.
Servono 1,62 miliardi di dollari
Il team umanitario in Afghanistan, scrive Guterres, ha intrapreso un’urgente ridefinizione delle priorità «identificando 12,5 milioni di persone, dei 16,8 milioni inizialmente previsti, come le più gravemente bisognose e per il cui sostegno sono necessari 1,62 miliardi di dollari sui 2,352 miliardi di dollari complessivi». In altre parole, su 30 milioni di afgani in forte necessità, la metà affrontano un’emergenza grave ma, tra questi, un quarto dovrà cavarsela come può. La radiografia dell’Onu nel quarto anniversario della vittoria talebana e a valle dei tagli decisi da Trump dice che gli afgani dovranno sempre più arrangiarsi.
Secondo l’Undp, nove famiglie su dieci hanno ridotto i loro bisogni primari e il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) ha reso noto che in 10 milioni potrebbero soffrire la fame già quest’estate.
Sanità e sussistenza le priorità
Secondo Unicef, 3,5 milioni di bambini piccoli soffrono di deperimento e convivono con un’alta percentuale di rischio mortalità. Un rapporto di Emergency spiega come l’accesso alle cure di emergenza rimanga estremamente limitato. «Il 61% degli intervistati ha segnalato sfide considerevoli nel raggiungere i servizi sanitari. Un paziente su quattro – dice il report della Ong – è stato costretto a posticipare un’operazione chirurgica almeno una volta, mentre uno su cinque ha mancato un appuntamento di controllo. Oltre il 30% degli intervistati ha riportato una disabilità o un decesso a causa del mancato accesso alle cure».
Afghanistan impervio
Per molti afgani che in maggioranza vivono in aree rurali e montuose le lunghe distanze e gli alti costi rimangono ostacoli da superare – a piedi – per raggiungere i servizi sanitari. Tre intervistati su cinque hanno chiesto denaro in prestito o venduto beni personali per pagarsi le cure e «le donne, in particolare le vedove, hanno più paura degli uomini» in viaggi tra l’altro sottoposti a restrizioni. Una condizione confermata da altre Ong italiane fortunatamente ancora presenti nel Paese come Intersos, Pangea, Vento di Terra o la sezione italiana di Msf. In tutto una decina, attive con fondi propri o della cooperazione italiana (bando di marzo per 2,7 mln).
Poi la partita economica
L’associazione United against Inhumanity ricorda che persino il governo Usa riconosce che il Paese «soffre di una crisi di liquidità a causa del suo isolamento dal sistema bancario internazionale e dell’incapacità della sua Banca centrale (Dab), di stampare nuove banconote o di sostituirle». Senza cibo, cure e nemmeno cartamoneta.