

06 Luglio 2026
- di Remocontro
La Rai di Israele spacca il Paese. Il governo Netanyahu ha dichiarato di non voler ottemperare a una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia sulla composizione della Autorità per la Televisione e la Radio, che regola il settore dell’emittenza commerciale nel Paese. Qualcosa di simile alla Nostra Commissione parlamentare di vigilanza morta e sepolta da due anni. Si tratta della prima dichiarazione esplicita di disobbedienza a una pronuncia della Corte Suprema israeliana, un atto che, secondo Haaretz, potrebbe configurare una vera e propria crisi costituzionale.
Le regole da rispettare
La sentenza, stabiliva che il Consiglio della Seconda Autorità potesse continuare a operare nonostante le dimissioni di sei dei suoi membri, avvenute – secondo quanto accertato dalla Corte – su pressioni esercitate dal ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi e dai suoi collaboratori. La Corte aveva inoltre disposto che le dimissioni non sarebbero state conteggiate ai fini del raggiungimento del numero legale minimo (i due terzi dei componenti) necessario per le deliberazioni, ritenendo che fossero state orchestrate per paralizzare deliberatamente l’attività dell’organismo. Insomma un plateale colpo di maggioranza di quella che noi chiameremmo ‘Tele Natanyahu’
Il governo sfida la Corte Suprema
Il ministro Karhi, insieme al ministro della Giustizia Yariv Levin, ha firmato la dichiarazione con cui il governo respinge la pronuncia dei giudici. «Il governo dichiara che non riconoscerà alcuna decisione, approvazione, nomina o azione intrapresa dal Consiglio della Seconda Autorità finché il consiglio stesso non soddisfi i requisiti minimi esplicitamente stabiliti dalla legge», si legge nel documento. I due ministri hanno inoltre sostenuto che la Corte «non ha alcuna autorità per calpestare la legge e che qualsiasi sentenza che contraddice la legge non sarà riconosciuta, e qualsiasi decisione presa sulla sua base sarà nulla». «Una sentenza che contraddice direttamente il chiaro dettato della legge non può conferire un’autorità che non esiste ai sensi di legge».
Opposizione all’attacco
La mossa dell’esecutivo ha scatenato dure reazioni nel panorama politico israeliano. L’ex primo ministro Naftali Bennett, leader del partito Insieme, ha dichiarato: «Sfidare una sentenza della Corte porta all’anarchia per le strade e allo smantellamento del nostro Paese». Ancora più netto il giudizio di Yair Golan, leader del partito I Democratici, secondo cui la decisione di ignorare la sentenza dell’Alta Corte è «la mossa di apertura» in vista del giorno delle elezioni. «Questo governo sa di non avere alcuna possibilità di vincere le prossime elezioni, ed è per questo che sta conducendo una guerra contro lo Stato di diritto. Provare la sfida alla Corte, per poter non accettare i risultati elettorali dopo essere stati sconfitti alle urne».
Governo illegittimo. Le questioni in campo
Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha dichiarato che «un governo che non accetta le sentenze dell’Alta Corte di Giustizia diventa immediatamente un governo illegittimo, le cui sentenze e decisioni non accetteremo». L’ex primo ministro Ehud Barak ha parlato di «dichiarazione di guerra allo Stato democratico di Israele», invitando alla disobbedienza civile. La disputa sul Consiglio ha implicazioni concrete di grande rilievo per il panorama mediatico israeliano. L’ente è attualmente chiamato a decidere su due questioni delicate: la classificazione del canale conservatore Channel 14 come «canale piccolo» (status che garantisce agevolazioni ed esenzioni regolatorie), e l’acquisizione del canale Channel 13 da parte di un gruppo di investitori guidati dall’imprenditore Assaf Rappaport.
Niente tv di opposizione alla destra sovranista
Proprio su quest’ultimo punto, secondo quanto riportato dal Times of Israel, il Consiglio dovrebbe esprimersi su un’operazione che vede coinvolti imprenditori hi-tech critici verso il governo, e le organizzazioni che hanno fatto ricorso alla Corte accusano Karhi e l’esecutivo di aver tentato di esercitare un controllo politico sul Consiglio proprio per ostacolare l’acquisizione. La vicenda rappresenta l’ultimo, grave episodio di un conflitto ormai cronico e profondamente radicato tra il governo guidato da Benjamin Netanyahu e il sistema giudiziario israeliano – come denuncia InsideOver-, «un braccio di ferro istituzionale che si protrae da anni e che ha progressivamente eroso i delicati equilibri democratici del Paese».
Sebbene sia la prima volta che l’esecutivo dichiara in modo esplicito e frontale di non voler rispettare una sentenza della Corte Suprema, nella pratica il governo aveva già più volte aggirato o semplicemente ignorato pronunce giudiziarie precedenti, in particolare quelle riguardanti la spinosa questione dell’esenzione dal servizio militare per gli ultra-ortodossi (haredim). Ma ora la crisi istituzionale sembra essere imminente.