
di Redazione
In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature e realizzato da due prestigiose università, la Normale di Pechino e quella di Firenze, dove hanno analizzato ben vent’anni di dati satellitari, lo studio ha rivelato che l’albedo, ovvero la capacità del suolo terrestre di riflettere le radiazioni solari, è aumentato per quanto riguarda le terre senza neve, del 2,2%.
Questo cambiamento positivo ha determinato una riduzione dell’energia solare assorbita dal nostro pianeta, che va a compensare quel 60% del riscaldamento prodotto dalle emissioni di CO2 di derivazione umana.
Questo fenomeno si è visto maggiormente nelle regioni tropicali e in quelle temperate dove la cura è di buon livello e nell’altro caso l’intervento umano negativo è stato minore.
Ma i pericoli non sono terminati: secondo la Fao, che ha aggiornato la propria piattaforma geospaziale ABC-Map, cinque delle principali colture – grano, caffè, fagioli, manioca e piantaggine – stanno già perdendo terreno fertile. Si è così constatato come, in uno scenario climatico a elevate emissioni, il 50% dei terreni oggi considerati idonei per queste colture potrebbero diventare inadeguati entro il 2100.
Quindi serve, secondo lo studio fatto, migliorare drasticamente e in modo continuativo, la cura dei terreni e delle foreste.