

02 Giugno 2026
di Ennio Remondino
Il 2 giugno dell’anno 2000, l’occasione tra cambio millennio e fine della prima vera guerra in Europa dopo quella mondiale, allora in Jugoslavia. E per l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, forte sostenitore dei simboli dell’identità nazionale, da rilanciare oltre le contaminazioni del ventennio e le contestazioni degli anni 80 che avevano determinato la cancellazione della sfilata militare ai Fori Imperiali, l’occasione cercata.
Una parte solo di testimonianza
Il racconto che segue, dalla parte di uno solo dei protagonisti, ma con deduzioni facili in mano vostra. La cronaca dei tre mesi di bombe Nato sulla piccola Jugoslavia di Milosevic, racconto di un solo testimone televisivo su campo. Per voi pubblico fu una invasione tv a colazione, pranzo e cena su Raiuno due e tre. Una indigestione reciproca. Una insolita notorietà personale per Ennio Remondino, solitamente noto come scomodo esponente giornalistico di sinistra. Galeotta fu l’occasione del premio ‘Colombe d’oro per la pace’ dell’Archivio disarmo, consegnato al Quirinale dallo stesso presidente. Carlo Azeglio Ciampi era una persona molto affabile e dall’approccio diretto e semplice. Simpatizzammo, attendendo il mancato presidente nero Usa Jesse Jackson, e lì finì.
Adesso immagino. Ma non troppo
Ciampi, sostenitore dell’amor patrio senza retorica nel nuovo millennio, vuole esaltare i ‘Soldati di pace’ di diverse missioni umanitarie nei Balcani, dimenticando le bombe sganciate dai nostri caccia, ma con targa Nato, su Belgrado e Kosovo. Non deve aver avuto scarso peso il fatto che un testimone, voce di una ritrovata sfilata del 2 giugno, avesse un passato difficilmente contestabile di sinistra. Ed a maggio prese corpo il fattaccio.
Chiamata alle armi dai vertici Rai e poi al Quirinale
‘Riunioni di lavoro’ su una ipotetica sfilata militare il 2 giugno come non accadeva da decenni, da preparare discutendone con Presidente e generali presenti in forze. Il telecronista prescelto lasciato solo, in prima linea, come sempre. Ricordo bene l’insistere del Presidente sul concetto di ‘Soldati di pace’, e quello dei generali sui dettagli delle singole forze armate, ruoli e valori. I guai del difficile equilibrio erano lì, pronti a colpire.
La clamorosa illegalità di partenza
Dettaglio personale di un certo peso, avevo avuto un incidente stradale ad avevo una gamba ingessata. Ma non ero sostituibile nella “distrazione istituzionale dei vertici “– risultavo in malattia ma forse desideroso di prendere un po’ d’aria- la salita sulla scala a pioli verso il ‘trabattello delle riprese e telecronaca’ imbragato come un salame, erano parte del mio noto spirito d’avventura. Con me c’era un bravissimo maggiore ad assistermi nella parte strettamente militare della sfilata che io conducevo in equilibrio incerto tra storia e azioni umanitarie in corso o in divenire, ed un accenno sulle forze militari impegnate a condurle. Impresa difficile e pericolosa, era facile capire.
Quella tribuna coi vertici dello Stato
Il presidente Ciampi, il neo presidente del Consiglio Giuliano Amato, divise gallonate di tutti i colori, ambasciatori e personalità in tutti i campi, difficili da riconoscere e da citare senza errori, con cui salvarsi col magico «come mostrano le immagini». Sfilata interminabile, là sopra, forse più gradevole per voi da casa. I commenti giornalistici successivi furono positivi e comunque mai cattivi, quelli ufficiale -Quirinale e Governo- buoni. Silenti quelli militari. La Rai mi rispedì in convalescenza, e mise il documento filmato sul ritorno della celebrazione dei 2 giugno in archivio, dove, ho scoperto successivamente, è stato di fatto sepolto. Introvabile.
2 giugno 2000 solo una festa tra amici?
Avanguardia in terra mediaticamente incognita a sperimentare, coinvolgendo svariate migliaia di forze militari per una ‘invenzione tra amici’? Se così serviva, così sia, e così è stato. Soltanto il 20 novembre del 2000, il «Ripristino della festività nazionale del 2 giugno, data di fondazione della Repubblica» con la legge n.336. Tornato a Belgrado avevo altro di cui occuparmi, mentre le conseguenze delle bombe Nato maturavano in Kosovo. Quasi in contemporanea con la legge che istituiva la Festa della Repubblica, ricevetti dall’ambasciata l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana, di «Ufficiale». Ma la memoria storica resta irragionevolmente interdetta. Amen, Viva la Repubblica.