

09 Settembre 2026
di Ennio Remondino
Netanyahu della guerra permanente avrebbe ‘favorito di fatto’ la strage in casa per scatenare la successiva guerra di sterminio ai palestinesi? Così denuncia il quotidiano israeliano Haaretz dando corpo a molti precedenti sospetti. «Netanyahu era stato avvertito del 7 ottobre ma non fece niente, scrive Haaretz». Secondo un’inchiesta del giornale israeliano aveva ricevuto una telefonata dagli Emirati, ma non riferì ai servizi di sicurezza: lui nega ma non convince.
«843 giorni di abbandono»
Secondo un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, poco prima del 7 ottobre del 2023 il primo ministro Netanyahu venne avvertito dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed della possibilità concreta di un massiccio attacco di Hamas in Israele, ma lui non passò l’informazione ai servizi di sicurezza, riferisce il Post. Negli attacchi del 7 ottobre, vennero uccisi circa 1.200 israeliani e decine di rapiti, seguiti dalla devastante campagna di attacchi e bombardamenti sulla Striscia di Gaza. L’informazione arrivò a bin Zayed tramite un mediatore da Yahya Sinwar, all’epoca uno dei più importanti leader di Hamas, considerato il principale ideatore degli attacchi del 7 ottobre. Sinwar venne ucciso da Israele circa un anno dopo, nell’ottobre del 2024.
Inchiesta accurata e documentata
Shlomi Eldar e Ruth Yuval, gli autori dell’inchiesta (pubblicata anche in un libro in ebraico, ‘Ostaggi: 843 giorni di abbandono’), entrano nei dettegli. Nel 2023 Israele e Hamas avevano appena riavviato negoziati segreti per arrivare a una tregua. Sinwar voleva soprattutto ottenere la fine del blocco israeliano sulla Striscia di Gaza, che impediva (e impedisce tuttora) il libero passaggio di persone e merci e rende la vita dei gazawi molto complicata. Israele era alle prese con scontri tra esercito e palestinesi in Cisgiordania e contestazioni al confine anche nella Striscia di Gaza. Molti temevano in quei mesi che la situazione potesse aggravarsi. Ma Netanyahu prendeva tempo. Il timore che un accordo con Hamas poteva destabilizzare il suo governo sostenuto da partiti di estrema destra, e inoltre preso da questioni interne: in quel periodo in Israele ci furono mesi di proteste contro una contestatissima riforma antidemocratica della giustizia.
«Zilzal», un terremoto
Haaretz scrive che Sinwar chiese di avvertire gli israeliani di quello che stavano pianificando perché si era spazientito dell’attesa e voleva spingerli a un accordo. «Dite agli israeliani che stiamo preparando una grande sorpresa per loro, se non faranno progressi» nei negoziati, riferì Sinwar. «Dite loro di aspettarsi uno “zilzal”», un “terremoto”. Il mediatore prese la notizia molto sul serio. Riferì a bin Zayed di ritenere che con “zilzal” Sinwar intendesse una guerra. Secondo l’inchiesta, bin Zayed telefonò personalmente a Netanyahu. Disse di avere il timore concreto che il piano di Hamas avrebbe potuto destabilizzare l’intero Medio Oriente. La chiamata durò 45 minuti ma non ebbe alcun impatto sulle azioni del primo ministro israeliano. Le fonti riferiscono che Netanyahu minimizzò, che disse di ritenere che il problema sarebbe rimasto in Cisgiordania e che non avrebbe varcato i confini israeliani. La ricostruzione è stata confermata anche da una fonte emiratina al corrente dei fatti sentita dal quotidiano The Times of Israel. La conferma che Netanyahu avesse «ricevuto diversi avvertimenti da varie fonti, sia interne a Israele che da funzionari internazionali» è arrivata anche dall’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett.
Né lo Shin Bet né il Mossad
Quello che risulta molto strano è che Netanyahu non avvertì nessuno dei responsabili della sicurezza in Israele della telefonata da parte del presidente di un importante partner diplomatico di Israele: né lo Shin Bet (i servizi segreti interni), né il Mossad (quelli esterni), né il capo di stato maggiore dell’esercito. L’allora capo dello Shin Bet, Ronen Bar, e l’allora capo di stato maggiore, Herzl Halevi, hanno detto di non essere mai stati informati di quella telefonata. Delle responsabilità dei servizi segreti e dell’esercito israeliani sul massacro del 7 ottobre si è parlato a lungo dopo quegli eventi. Era già emerso da altre inchieste che l’intelligence aveva ricevuto avvertimenti sui piani di Hamas molto prima, addirittura mesi, ma li aveva sottovalutati. Vari comandanti e generali dei servizi segreti e dell’esercito si dimisero o vennero licenziati per quello che venne interpretato come un completo fallimento dell’apparato di sicurezza israeliano. Fonti dello Shin Bet hanno detto che sapere della telefonata di bin Zayed avrebbe potuto «cambiare l’intero quadro della valutazione». Netanyahu nega di aver saputo e sta facendo di tutto per evitare indagini indipendenti che possano mettere in luce le responsabilità politiche. Tra le altre cose sta cercando di istituire una commissione sotto il controllo del suo governo per sostituire quella indipendente dovrebbe indagare.
Se Netanyahu perde le elezioni
Se tra un mese e mezzo Netanyahu perderà le elezioni, dovrà fare i conti con quella commissione d’inchiesta statale sul 7 ottobre che per tre anni si è rifiutato di istituire. I leader dei partiti di opposizione hanno annunciato che, se si ritroveranno a guidare il nuovo governo, agiranno per la sua immediata formazione, avverte Michele Giorgio. A quasi tre anni dal 7 ottobre, la nuova inchiesta aggiunge un elemento potenzialmente esplosivo a una vicenda già segnata da omissioni, errori di valutazione e fallimenti dell’intelligence. E mette Netanyahu davanti a una domanda dalla quale, in piena campagna elettorale, sarà sempre più difficile sottrarsi: se l’allarme arrivò davvero, perché il primo ministro non fece nulla? «Non c’è più spazio per scuse, negazioni o occultamenti», affermano i leader dei partiti Democratici, Insieme, Yashar e Yisrael Beitenu, accusando Netanyahu di «arroganza» e di aver tradito la fiducia degli israeliani.
Quel mattino Bibi dormiva
Poi la beffa dei tempi di reazione all’attacco di Hamas in Israele: le 6:30 del mattino di quel dannato 7 ottobre, mentre il ‘Gabinetto di sicurezza israeliano’ (Netanyahu incluso) si riunì solo poco prima delle 15. Netanyahu ha sempre incolpato gli apparati di sicurezza di non averlo svegliato prima.