sabato, Agosto 15

LA LIBIA RIESPLODE: AUTOBOMBE, SCONTRI, RAFFINERIA IN FIAMME

Libia

12 Agosto 2026

di Remocontro

Scontri armati, ucciso il capo dell’intelligence di Haftar. A Zawiya, la maggiore raffineria nazionale, 50 km dalla capitale Tripoli, colpita da una serie di attacchi di droni. E lascia il governatore della Banca centrale. In fumo la già precaria stabilità della Libia, e il difficile percorso di unificazione che stava interessando alcune tra le istituzioni civili e militari del Paese.

La grande raffineria brucia

La National Oil Corporation, l’azienda petrolifera statale, conferma che l’attacco alla raffineria ha provocato un vasto incendio, e il completo crollo del serbatoio “402-T” che si stima contenesse circa 4,5 milioni di litri di benzina. «E mentre scriviamo la stampa locale dà notizia di un ulteriore raid aereo contro un serbatoio di gasolio all’interno della stessa raffineria», la cronaca di Giulia Beatrice Filpi sul Manifesto. Da giorni l’infrastruttura era bersagliata da droni: il primo incidente sabato, all’indomani di scontri nell’area tra due gruppi armati locali, entrambi considerati vicini al governo di Abdulhamid Dbeibah (Tripoli), ma in competizione per il controllo delle ricche risorse del territorio. Armate tribali: la 103esima brigata di Fanteria, guidata da Othman al-Lahab e il “Comitato per la lotta alle minacce alla sicurezza” guidato da Mohammed Bahroun (noto come al-Far, il “topo”), fotografia della Libia attuale.

Problemi da Tripoli alla Cirenaica

Contemporaneamente all’attacco a Zawiya, sul versante orientale del Paese, i media vicini al cosiddetto «Esercito nazionale libico» (LNA) di Bengasi, il gruppo armato controllato dal clan Haftar, hanno diffuso la notizia della morte del capo dell’intelligence militare delle forze della Cirenaica, Fawzi al-Mansouri. L’uomo sarebbe stato ucciso dall’esplosione di un ordigno nella sua automobile, mentre era di ritorno dalla preghiera nella moschea di Aisha Umm al-Mu’minin nel centro di Bengasi. Mansouri, già protagonista durante l’“Operazione Dignità” con cui, a partire dal 2014, Khalifa Haftar aveva contrastato le formazioni islamiste, era considerato un attore cruciale nell’espansione militare dell’LNA in Fezzan, insieme a Saddam Haftar, figlio e principale delfino militare di Khalifa. Mansouri aveva un ruolo per arrivare ad un solo esercito tra le forze armate dell’est e dell’ovest, processo sostenuto da Onu, Regno Unito e Stati Uniti.

Nemici ad avversari tra le parti

«È possibile che a ordinare l’attacco siano state milizie di Tripoli, insoddisfatte sull’andamento delle trattative» dichiara il giornalista libico Farid Adly al manifesto, ma al momento l’assassinio di Mansouri non è stato rivendicato ufficialmente da nassuno. Intanto, le autorità di Bengasi, a cominciare dal capo del governo di nomina parlamentare, Osama Hammad, costretti a dichiarazioni formali di «atto vile» attribuito a generico «terrorismo». Contemporaneamente a Tripoli, un altro colpo di scena contro i vertici esistenti, contro la Banca centrale libica, il cui governatore, Naji Issa, ha rassegnato le dimissioni. Quest’anno, sotto la sua guida, l’istituto aveva raggiunto un accordo per un bilancio unificato, passaggio che, insieme alle esercitazioni militari congiunte tra est e ovest, sembrava aprire uno spiraglio verso la progressiva unificazione, almeno di alcune istituzioni del paese.

Fonti considerate vicine a Issa, sul quotidiano panarabo Al-Araby Al-Jadeed, finanziato dal Qatar, sostengono che le sue sono scaturite dalla «mancanza di cooperazione» tra diverse fazioni sul controllo della spesa pubblica e all’erogazione dei proventi petroliferi alla Banca Centrale, «in un momento in cui persistono le dispute politiche e istituzionali sulla gestione delle risorse pubbliche, che esercitano una pressione crescente sulla situazione economica e finanziaria del Paese».

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