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LA LETTERA DEL PROF SU GAZA, L’ISPEZIONE CHE NON SCOPRE NULLA, LA SOLIDARIETA’: QUALCOSA NON MI TORNA

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27 Luglio 2026

Marina Boscaino

Marina Boscaino

Insegnante

Il caso del collega Massimo Sabbatini ha sollevato indignazione, interrogazioni parlamentari e una petizione da 15mila firme. Le domande restano: cosa cercava davvero l’USR Lazio?

Mai avrei sperato che la storia riportata su questo blog un paio di settimane fa potesse diventare un caso nazionale, ripreso da altri media, commentato da influencer, rilanciato su siti e discusso in trasmissioni radiofoniche e televisive, denunciato da gruppi di docenti, come quelli dell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola; e poi lettere di solidarietà di genitori, interventi di studenti e studentesse, persino di un gruppo di prèsidi in quiescenza sardi; e, ancora, 4 e più interrogazioni parlamentari, documenti sindacali, la solidarietà del mondo accademico. Una esplosione di indignazione. Con una petizione che, nei primi 4 giorni, ha raggiunto le 10mila firme e oggi viaggia ben oltre le 15mila.

Veniamo ai fatti. Il 6 luglio scorso un professore del liceo classico di Roma Francesco Vivona, Massimo Sabbatini, mio collega, invia a due ex alunni appena diplomati delle sue classi V – a esiti degli esami di Stato già pubblicati – un messaggio in cui sostanzialmente dice, con ferma delicatezza e con il supporto di citazioni letterarie estremamente significative: chiunque voi diventerete, ricordatevi che nei 3 anni in cui frequentavate il liceo c’è stato lo sterminio di Gaza. Ricordate che i colpevoli non sono solo quelli che lanciano bombe o droni. Restate umani.

Due giorni dopo, Il Tempo ne pubblica un resoconto sguaiato, manipolatorio e superficiale, sostenendo di aver ricevuto il messaggio stesso da uno studente anonimo; ma non scrivendo né il nome della scuola, né quello del docente. Sia detto tra parentesi: pochissimi giorni fa, lo stesso quotidiano romano pubblica un ulteriore articolo, “Il prof. pro Pal che indottrinava gli studenti ora fa la vittima”, altrettanto sconnesso e pretestuoso. Fa la vittima come? Massimo Sabbatini non ha mai rilasciato dichiarazioni sul caso prima della propria audizione.

Il giorno 9 arriva ai docenti maschi di latino e greco (sull’articolo del Tempo si parlava di “un docente di latino e greco di un liceo di Roma”) e ai rappresentanti di studenti e studentesse di tutte le classi V una convocazione, da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, priva di oggetto, se non un generico richiamo ad un “accertamento”, in cui vengono fissate per ciascuno di loro le date delle audizioni fino al 28 luglio. Immaginate gli studenti: hanno scoperto qualche falla nell’esame di Stato, dovremo rifarlo! Panico. Ma si ventila l’ipotesi che si tratti del messaggio del privato cittadino Massimo Sabbatini ai suoi ex studenti e studentesse. Ipotesi non peregrina, dal momento che l’USR Lazio e non solo – in particolare dopo le oceaniche manifestazioni del 22 settembre e del 3 ottobre per testimoniare indignata solidarietà al popolo gazawo – non è stato esente da incursioni a gamba tesa nelle scuole, per fermare il progredire della consapevolezza del genocidio. Quel giorno vengono auditi alcuni professori e alcuni studenti. A questi ultimi, gli ispettori chiedono addirittura il telefono, per controllare il messaggio inviato dal professore.

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