domenica, Giugno 28

LA LEADERSHIP GLOBALE CINESE VISTA DA STUDIOSI ITALIANI

(Quotidiano del Popolo Online) giovedì 25 giugno 2026

Recentemente, un libro intitolato China’s Blueprint for Global Leadership: GSI, GDI, GCI and Xi Jinping’s Vision for the International Order, scritto dagli studiosi italiani Matteo Dian e Silvia Menegazzi, ha attirato l’attenzione della comunità accademica europea. Istituzioni quali l’Università di Trento in Italia, Sciences Po in Francia e il German Institute for Global and Area Studies (GIGA) hanno organizzato seminari incentrati sull’opera, un livello di interesse insolito per gli ambienti accademici europei.

Il motivo per cui questo libro è riuscito a uscire dalla sua nicchia e a ottenere una vasta popolarità risiede nelle sue qualità davvero uniche.

Innanzitutto, offre una prospettiva rara e obiettiva. Il volume fornisce un’interpretazione sistematica dell’Iniziativa per lo Sviluppo Globale, dell’Iniziativa per la Sicurezza Globale e dell’Iniziativa per la Civiltà Globale, ed è considerato da molti studiosi europei la prima monografia accademica a illustrare in modo sistematico le concezioni cinesi di governance globale. Cosa ancora più importante, affronta la crisi che attualmente investe le teorie occidentali tradizionali delle relazioni internazionali.

Per lungo tempo, la teoria occidentale ha ridotto l’ordine internazionale a un mero gioco di potere. Tuttavia, di fronte a realtà quali i deficit di sicurezza, lo sviluppo squilibrato e l’intensificarsi dello scontro tra civiltà, tale logica si è rivelata chiaramente inadeguata. Che si tratti di conflitti regionali o di crisi globali, questo approccio conduce spesso a un “dilemma nella gestione dei conflitti”: gli interventi militari non fanno che esacerbare il caos, mentre gli aiuti condizionati generano nuove forme di dipendenza. Limitarsi a trattare i sintomi si rivela inefficace, mentre affrontare le cause profonde appare ancora più arduo. Al contrario, i concetti proposti dalla Cina, come la priorità allo sviluppo, l’indivisibilità della sicurezza e l’ “armonia senza uniformità”, superano la vecchia mentalità a somma zero. Tali iniziative globali coniugano la raffinata cultura tradizionale cinese con le moderne esperienze di governance, promuovono un autentico multilateralismo e rispettano i percorsi di sviluppo scelti dalle singole nazioni. Per il mondo accademico occidentale, attualmente bloccato in un vicolo cieco teorico, ciò rappresenta una nuova, importante opportunità.

In secondo luogo, ciò riflette un sottile cambiamento nella mentalità del mondo accademico europeo. L’opinione pubblica occidentale ha a lungo osservato la diplomazia cinese attraverso una lente distorta, ricorrendo spesso a etichette e caratterizzazioni affrettate. Tuttavia, i fatti dimostrano che la gamma di beni pubblici globali forniti dalla Cina sta producendo risultati tangibili e portando benefici al mondo. Un numero crescente di studiosi europei sta mettendo da parte i pregiudizi per esaminare seriamente la logica alla base della governance cinese. Come osservato da Richard Balme, direttore del Centro di Studi Internazionali di Sciences Po, questo libro costituisce un prezioso riferimento accademico per lo studio occidentale delle filosofie diplomatiche e di governance della Cina. Ciò rappresenta sia un serio riconoscimento dell’ “approccio cinese”, sia un ampliamento degli orizzonti all’interno del mondo accademico europeo. Superare i pregiudizi e guardare all’Oriente su un piano di parità costituisce un passo fondamentale affinché l’Occidente possa superare i propri limiti cognitivi e liberarsi dai vincoli di una mentalità a somma zero, aprendo al contempo nuove prospettive di scambio intellettuale tra Cina ed Europa.

In terzo luogo, ciò riflette una tendenza a “rimuovere il filtro” nell’ambito della governance globale. Per lungo tempo, le traiettorie di sviluppo delle nazioni in via di sviluppo sono state invariabilmente valutate sulla base di un unico quadro teorico occidentale. La narrazione globale della Cina, incentrata sulla visione di una comunità umana dal futuro condiviso, ha infranto questo monopolio del discorso, delineando una prospettiva di sostegno reciproco e prosperità condivisa. Organizzazioni multilaterali come l’Unione Africana e l’ASEAN hanno risposto positivamente a tale visione.

Oggi la governance globale si trova ad affrontare una serie di situazioni critiche. Superare schemi teorici consolidati e trascendere i ristretti pregiudizi cognitivi è un prerequisito fondamentale per vincere queste sfide e progredire. La Cina non propone mai le cosiddette “risposte standard”; al contrario, continua a tracciare nuove vie per la governance globale attraverso concetti pragmatici e pratiche attuabili. In ultima analisi, lo sviluppo globale non richiede l’uniformità imposta da un unico modello, bensì che le nazioni mettano da parte i pregiudizi, si aprano all’apprendimento reciproco e avanzino di pari passo. Questa è forse l’intuizione preziosa che la saggezza cinese offre all’epoca attuale, nonché un riflesso della leadership globale della Cina.

(Web editor: Feng Yuxin, Renato Lu)

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