venerdì, Ottobre 9

LA GRANDE PAURA DEL CAPITALE DI FRONTE AL CONTAGIO DELLA RIVOLTA FRANCESE

EUROPA

08 Ottobre 2026

di Paolo Desogus*

Il movimento studentesco in Francia si sta allargando e, nonostante la durissima campagna repressiva del governo, sta aprendo una stagione politica nuova, che ci impone di guardare in modo diverso non solo la vicenda francese ma anche quella europea.

Quello che accade nelle strade di Parigi, di Lille, di Marsiglia e di altre città della Francia ha a che fare con il nostro assetto democratico e riguarda un modello di vita, un modo di concepire l’organizzazione sociale incapace di assicurare benessere reale e uguaglianza nei diritti. Prima ancora che qualche episodio di violenza dei manifestanti, esposto all’ennesima potenza dai media per giustificare la repressione poliziesca, ciò che veramente disturba il governo francese è il ritorno del conflitto sociale fuori dagli schemi, fuori dalle pratiche che è in grado di controllare e dirigere.

Il movimento studentesco da questo punto di vista rivela la crisi di autorità delle istituzioni che hanno sposato le politiche neoliberali. Mostra il loro fallimento. Testimonia il loro classismo. Naturalmente ci sono anche le questioni più specifiche, ovvero il decadimento della scuola pubblica francese, martoriata dai tagli e dalle politiche europee, il famigerato Parcoursup, che con un algoritmo decide il futuro degli studenti che intendono iscriversi all’università. Ci sono molte altre questioni relative all’istruzione, che sono però anche il riflesso di una condizione più generale, ovvero la mancanza di futuro, il dominio incontrastato del capitale, la vocazione bellicista dell’Europa: tutte questioni che stanno a cuore alle giovani generazioni e a cui giustamente si ribellano.

In un ottimo articolo comparso oggi sul Manifesto Christian Lavall sottolinea come mai fino ad ora il governo aveva reagito in modo così violento alle proteste di piazza. Pensate, ci sono stati ben 5mila fermi. Questa violenza repressiva non è però solo l’effetto di un’attitudine arrogante e va valutata con attenzione, perché dà anche la misura di quello che c’è in ballo.

È anche per questo che la propaganda, a cui ha contribuito anche Trump, si concentra nella delegittimazione degli studenti, nei discorsi che li descrivono come dei fannulloni o in altri in cui si sottolinea la presenza di “islamici” o di stranieri. Razzismo e classismo nascondono la seria preoccupazione che la nuova ondata politica nate nelle scuole e nelle università si saldi alle proteste sociali. La grande paura del capitale è in altre parole che la freschezza intellettuale e politica della nuova gioventù francese travolga le resistenze burocratiche e corporative che hanno indebolito le lotte sindacali e diano respiro nuovo all’iniziativa politica in netta discontinuità con i passato.

Dobbiamo augurarci che il movimento francese si allarghi e che contagi le forme di organizzazione tradizionali per svecchiarle, per riconnettere le singole battaglie del lavoro alle questioni più generali della lotta al capitalismo e alla torsione guerrafondaia che attraversa il continente.


*Commento Facebook del 7 ottobre 2026

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

Lascia un commento

Scopri di più da l'Unità2

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere