domenica, Aprile 5

LA FRANCIA DEI ROTHSCHILD MUOVE LA LOBBY SIONISTA CONTRO FRANCESCA ALBANESE. INTANTO A GAZA IL GENOCIDIO CONTINUA

di Redazione

Israele mente scientemente su Francesca Albanese perché deve impedire che certe notizie arrivino all’opinione pubblica internazionale e utilizza ogni servo o ricattato, il caso Epstein ne è la prova, per nascondere quello che sta preparando per questa primavera contro i palestinesi di Gaza, l’uso massiccio di bombe termobariche sugli accampamenti di profughi e quindi non vuole che ci sia una persona autorevole capace di dare voce, in modo documentato, ai diritti e alle sofferenze dei palestinesi.

Poi è uscita la notizia che Israele e il suo governo sapevano dal 2018 che Hamas stava preparando l’attacco del 7 ottobre 2023. E non hanno preso nessuna contromisura? Quindi per Israele era necessaria un’azione mediatica di distrazione di massa. Ed ecco che dalla Francia sionista dei Rothschild-Elkann-Lazard si muove il ministro degli Esteri contro Francesca Albanese accusandola di cosa? Di dire la verità su Israele e il genocidio dei palestinesi e la rete di complicità internazionale.

Gli israeliani vogliono risolvere definitivamente la questione palestinese e dei due Stati, soluzione a cui non hanno mai creduto, eliminando quel popolo o riducendolo a una entità irrilevante in modo che non possano costruire un loro Stato e questo deve avvenire entro il 2026.

Nel merito della contestazione mossagli dalla Francia, riportiamo quello che Francesca Albanese ha realmente detto:

“Abbiamo passato gli ultimi due anni osservando la pianificazione e l’esecuzione di un genocidio. E il genocidio non è finito. Il genocidio come distruzione intenzionale di un gruppo in quanto tale è chiaramente visibile ora, è stato nell’aria per molto tempo e ora è in piena vista, i palestinesi hanno continuato a raccontare il diluvio di conflitto che è caduto su di loro senza tregua.

Il fatto che invece di fermare Israele la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia dato scusanti politiche, copertura politica, supporto economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media occidentali abbia amplificato la narrativa pro-apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo, è anche un’opportunità.

Se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale aveva visto le sfide che tutti noi affrontiamo – noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi. Ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune, e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali, sono l’ultima strada pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riguadagnare la nostra libertà.

Ma dobbiamo prendere posizione, dobbiamo fare la cosa giusta, tutti quanti, nella nostra sfera individuale – come avvocati, giornalisti, educatori, studenti, cittadini ordinari a casa, tutti abbiamo un ruolo da svolgere. E questo ruolo è cambiare le nostre abitudini. Da quello che cerchiamo di comprare, di consumare, di leggere, a come ci poniamo davanti al potere. Dobbiamo essere in grado di denunciare, dobbiamo avere la forza di guardarci l’un l’altro e vedere i nostri fratelli e le nostre sorelle, e vedere alleati in loro.

Io credo che la Palestina sarà libera. Credo che tutti saremo liberi, perché nel mondo di oggi è radicata troppa coscienza dei diritti umani, dopo ottant’anni in cui abbiamo elogiato e insegnato i diritti umani. Ma dobbiamo agire, e il momento è arrivato. Per un 2026 di pieno impegno verso la presa di responsabilità e la giustizia”.

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