

03 Maggio 2026
- di Ennio Remondino
E questo Primo maggio a Istanbul. La polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni con veicoli antisommossa contro i manifestanti, per evitare che raggiungessero la simbolica piazza Taksim. La storia del Primo maggio e di Taksim, nei ricordi del Primo maggio di anni addietro del primo corrispondente Rai in Turchia.
La mia Istanbul
Piazza Taksim è lo snodo stradale e non soltanto della Istanbul europea che sovrasta il Corno d’oro dalla collina di Galata. A volerla raccontare con i nomi della storia, l’attuale Istanbul mette assieme le tre città separate e spesso in guerra tra loro esistite sino al 1453.
Tra Costantinopoli e Istanbul
La Costantinopoli cristiana e dorata sullo sperone roccioso a forma, appunto, di corno, tra il mar di Marmara e il lungo fiordo di mare che la separava dalla cittadella mercantile a fortificata della Galata genovese. Oltre il Bosforo, in Asia, era Scutari. A farle diventare Istanbul, ci pensò in quel 1453 terribile di assedio a massacri il sultano Maometto II, conquistando la città fortificata e l’ormai morente impero cristiano di Contantinopoli. La Istanbul metropoli laicamente musulmana di oggi, con i suoi 15 milioni di cittadini, ha di fatto due piazze di riferimento popolare. Sultanahmet, sul corno dell’antica Costantinopoli, con Santa Sofia, la reggia del Topkapi, la moschea Blu, la Cisterna, il Gran Bazar. La piazza per voi ammirati turisti in visita, evitata da noi residenti.
‘Noi istanbulioti’
La Piazza con la maiuscola di “noi” istanbulioti della sponda europea è Taksim, l’accesso ai grandi alberghi della modernità occidentale, l’accesso alla pedonale scintillante di Istiklal che ogni fine settimana attira i giovani dalle più lontane periferie asiatiche, il tramwai rosso d’inizio 900 che la percorre, l’accesso ai quartieri con ristorantini e pub tanto carini quanto cari. Da Taksim scendi alla minuta “Monmartre” locale, il nostro quartiere di Cihangir dove ha trovato sede la corrispondenza Rai. Una lunga premessa per tornare a qualche giorno fa. Primo maggio.
Il doppio primo maggio
Primo doppio questo inizio di maggio in Turchia, Primo maggio dei lavoratori che ritorna festa nazionale dopo 30 anni di cancellazione, di tentativi di taroccatura (festa della solidarietà e dell’amicizia), di divieti che ancora si ripetono. A rimanere vietata è proprio Taksim, la piazza del massacro. Primo maggio 1977, i sindacati con le loro bandiere, migliaia e migliaia di lavoratori a rivendicare diritti, salati e tutele. Dai palazzi vicini misteriosi cecchini cominciano il tiro a segno. 36 lavoratori assassinati. Una sorta di Portella della Ginestra in versione turca alla cui memoria manca il bandito Giuliano assassino. Non si conoscono i killer, ma risultano chiari i mandanti. Due anni dopo, colpo di stato militare per riportare l’ordine. L’antica strategia golpista del “destabilizzare per stabilizzare”.
Allora come oggi
Tre giorni fa ventimila poliziotti ad impedire l’accesso a Taksim. Il Parlamento resuscita il Primo maggio, il Prefetto vieta la Taksim simbolo. Le eterne tentazioni autoritarie turche. Quando diverse migliaia di lavoratori in corteo, disobbedienti e pacifici, conquistano la piazza è difficile nascondere la commozione. Le lacrime che vedo in giro sono affetto combinato dei gas lanciati per qualche tafferuglio marginale e per il momento che la democrazia turca sta vivendo. Una democrazia nella forma che sta cominciando, tra contraddizioni ed arretramenti ad esserlo anche nella sostanza. Viva il primo Primo maggio turco!
Speriamo che qui ricordi del nostro primo maggio turco del 2009 diventino la prospettiva di attualità di una prossima felice Turchia laica e democratica ponte tra oriente ed occidente.