lunedì, Giugno 8

IL PIRATA DEI CARAIBI VUOLE ANCHE LA GROENLANDIA

Osservatorio Internazionale

23 Dicembre 2025

di Ennio Remondino

Le mani di Donald Usa su tutto il petrolio a sud del Rio Bravo e sui tesori minerari sotto i ghiacci a nord. La ‘Centuries’, l’ultima petroliera di Caracas confiscata dalla Marina statunitense, era diretta in Cina con un carico di greggio pregiato del Venezuela, e stavolta si arrabbia anche Pechino. Ma le prepotenze di fine anno del gigante gonfio di se culminano con la rinnovata richiesta della ‘Groenlandia americana’, strategica per gli Stati Uniti.

Pirata o fuori di testa (o tutti e due)?

La paura degli Stati baltici della Federazione Russa. E la Groenlandia nelle mire statunitensi? «Se guardiamo le coste della Groenlandia, ci sono navi russe e cinesi ovunque. Ne abbiamo bisogno per la nostra sicurezza nazionale». Donald Trump, è tornato ieri a ribadire la sua mire sul territorio autonomo danese, ormai sotto continua minaccia di annessione a stelle e strisce. Una richiesta surreale ma ripetuta con ostinazione, incurante dell’opposizione ribadita in tutte le sedi internazionali dall’Ue, che ha sottolineato l’assoluto disappunto a qualsiasi controllo statunitense sulla Groenlandia, che costituisce parte integrante del territorio del Regno di Danimarca, Stato membro dell’Unione europea.

La politica della prepotenza sul mondo

Nella visione trumpiana dei rapporti politici tra Stati, la richiesta estranea ad ogni forma di diritto conosciuto e applicato tra le nazioni sostiene che i groenlandesi «non sono protetti militarmente da Copenaghen». Quindi gli Stati Uniti se la prenderebbero per salvarla da nemici imprecisati, ma molto vicini alle paure storiche e attuali degli Stati baltici. Le conquiste territoriali per salvare e civilizzate il mondo come nel ‘500. Follia politica solo per provocare a tornate in copertina, o intenti molto più gravi? Ma andiamo oltre.

La caricatura sull’orlo della tragedia

«Da quando Trump ha deciso che il petrolio venezuelano è in realtà degli Stati Uniti, ai quali sarebbe stato rubato, i nuovi pirati dei Caraibi si stanno dando molto da fare». Anche Claudia Fanti costretta all’ironia di fronte alla enormità della prepotenza di fine anno per presidente Usa in crisi di attenzione planetaria. «Dopo il furto, quello sì reale, del greggio trasportato dalla petroliera Skipper, assaltata lo scorso 10 dicembre al largo delle coste venezuelane, un’altra petroliera, la Centuries, è stata sequestrata sabato nel quadro di quel blocco ‘totale e completo’ ordinato da Trump martedì scorso contro tutte le navi sottoposte a sanzioni in entrata e in uscita dal Venezuela», denuncia il manifesto.

Sceriffi planetari

Incerto, ancora il destino di una terza nave, Bella 1, sanzionata dal 2024 per presunti legami con l’Iran e Hezbollah e attualmente senza carico. Intercettata, la petroliera, secondo quanto riferito da un funzionario Usa all’Afp, avrebbe proseguito la sua navigazione senza fermarsi, ignorando le istruzioni delle autorità statunitensi: la Guardia costiera degli Stati Uniti sarebbe ancora impegnata nell’inseguimento.

Quel petrolio verso la Cina

Caso Centuries: trasportava circa 1,8 milioni di barili di greggio venezuelano Merey (una delle qualità più pesanti prodotte dal paese) destinato alla Cina. La petroliera che batte bandiera panamense non compare nella lista ufficiale delle navi soggette a sanzione, la petroliera, ma avrebbe fatto parte, secondo la Casa Bianca –autonominata Giudice planetario dal suo presidente-, della cosiddetta «flotta ombra impegnata a trasportare petrolio sanzionato verso altri paesi utilizzando tattiche di occultamento per aggirare le restrizioni di Washington». Ma questa volta la prepotenza non colpisce solo Maduro.

Ma siamo matti?

Il governo venezuelano ha definito il sequestro della Centuries un «grave atto di pirateria», ma a protestare è stata anche la Cina, il principale acquirente del greggio venezuelano, a cui nel 2023 il governo bolivariano ha destinato, secondo l’Energy Information Administration, il 68% delle sue esportazioni petrolifere: «La confisca arbitraria di navi straniere da parte degli Stati uniti è una grave violazione del diritto internazionale», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, aggiungendo che «il Venezuela ha diritto a sviluppare in maniera indipendente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri paesi». Che è esattamente quello che Trump mira a impedire, eliminando la principale fonte di entrate del governo Maduro.

Pechino: non siete padroni del mondo

Regole Usa imposte con la marina militare, ed eccezioni a convenienza. Esempio la flotta Chevron che in realtà continua ad operare indisturbata grazie a specifiche licenze. Non a caso, intervistato da Nbc News, Trump aveva già confermato venerdì che ci sarebbero stati altri sequestri di petroliere – «Se sono così sciocchi da continuare a navigare, finiranno in uno dei nostri porti», ha affermato -, non escludendo neppure la possibilità, in realtà assai remota, di una guerra aperta con il Venezuela: Maduro «sa esattamente cosa voglio», ha affermato il presidente Usa, «lo sa meglio di chiunque altro». Intanto la Marina venezuelana, ha rivelato il New York Times, avrebbe cominciato a scortare le petroliere in partenza dalla costa orientale del paese.

Ma Trump sa quello che sta facendo?

Oltre al rischio dello scontro tra marine militari, che potrebbe essere anche nelle intenzioni nascoste di Trump, tutte le petroliere Usa trasformate in potenziali bersagli di ostilità anti statunitensi. Come sta facendo Trump col Venezuela. Mentre continua la favola della caccia ai narcos via mare. Gli attacchi nei Caraibi e nell’Oceano Pacifico contro imbarcazioni sospettate di contrabbando di droga: altri due raid sono stati effettuati giovedì scorso, provocando la morte di cinque persone, per un totale di 104 vittime in 28 diverse operazioni.

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