
Claudio Bizzarri è il fascista che ha messo la bomba nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano
di Redazione
Carissime compagne e compagni lo sappiamo dal 29 Novembre 2019 grazie al giornalista Gianni Barbacetto de il Fatto Quotidiano e al libro La maledizione di piazza Fontana scritto dal magistrato Guido Salvini e da Andrea Sceresini, editato da Chiarelettere, in cui si riporta che è stato il fascista di Ordine Nuovo, Claudio Bizzarri all’epoca paracadutista, a porre materialmente la bomba nella banca.
Abbiamo aspettato un giorno prima di parlare della strage di Milano del 1969, volevamo sentire come i media massocapitalisti avrebbero raccontato la tragica vicenda. Se avrebbero fatto il nome del criminale che ha messo la bomba. Ricordiamo a chi ha poca memoria che il nome dell’esecutore materiale è conosciuto. Invece nulla.
Sappiamo che era una strage anticomunista, contro la Costituzione del 1948. Sappiamo che era una strage fascista a guida atlantica contro l’Italia, troppo democratica e contro i lavoratori che in quell’anno, 1969, erano in lotta per i contratti da Nord a Sud del paese.
Era una strage voluta dai massocapitalisti al vertice dell’economia italiana e internazionale.
E’ stata una strage per far nascere sulla rabbia di molti giovani la seconda parte della strategia della tensione, quella brigatista, con lo scopo di avere degli ingenui manovali per eliminare tutti quei politici e uomini dello Stato che volevano permettere il completo dispiegamento del gioco democratico permettendo al Partito Comunista Italiano, l’artefice principale della lotta antifascista e della democrazia nel nostro paese di poter accedere, se avesse vinto le elezioni, di guidare il nostro paese verso una transizione pacifica, democratica e costituzionale verso il socialismo.
Invece tutti tacciono piuttosto che farci capire il nesso tra quella strage e le successive che hanno portato l’Italia, dei politici codardi e collusi, alla seconda Repubblica quella atlantico-piduista Repubblica del Piano di rinascita del fascismo, che oggi vede la migliore interprete di quella ideologia, in Giorgia Meloni.
Tacciono talmente che addirittura gli storici chiamati da Paolo Mieli, nella trasmissione Passato e presente del 12 dicembre, a parlare delle origini della strategia del terrore che ha portato alla strage di Milano del 1969 si dimenticano, quando parlano del convegno svoltosi a Roma all’Hotel Parco dei Principi nel 1965, che tra i principali relatori/strateghi c’era il padre di Paolo Mieli, Renato.
Il padre Renato, fisico-matematico, era stato anche giornalista e direttore dell’edizione milanese dell’Unità, si sarebbe allontanato dal Partito Comunista Italiano nel 1956 dopo i fatti d’Ungheria, ma anche perché il partito aveva saputo dei suoi rapporti – fin dai tempi della Resistenza – con il Psychological Warfare Branch (PWB), settore dei servizi segreti, guidato in Italia dall’ufficiale Michael Noble, struttura che si occupava della guerra psicologica, ovvero della manipolazione dell’opinione pubblica utilizzando qualsiasi mezzo di comunicazione. Il nome in codice di Renato Mieli era “Colonnello Merryl” e con quel ruolo di agente segreto britannico verrà messo ai vertici dell’Information Research Department (IRD) con il compito di fondare alcuni giornali e nel 1945 la più grande agenzia di stampa italiana, l’Ansa.
Tra i giornali controllati dal PWB c’è anche il Giornale Lombardo che passerà a Edgardo Sogno diventando il Corriere Lombardo coi soldi dei massocapitalisti della Fiat, della Edison, della Snia, della Montecatini e della Rizzoli.
Renato Mieli parteciperà a Roma, nel 1965, al convegno all’Hotel Parco dei Principi promosso dall’Istituto Alberto Pollio dal titolo La guerra rivoluzionaria, in cui gli organizzatori si proponevano lo studio critico della “guerra rivoluzionaria”, cioè dell’offensiva del comunismo a livello mondiale. L’Istituto Pollio, finanziato dal Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR), invita per quel convegno anche venti studenti universitari tra i quali i fascisti Stefano Delle Chiaie e Mauro Michele Merlino, in seguito colpiti da mandato di cattura per la strage di Piazza Fontana. Tra i relatori Guido Giannettini, i repubblichini Enrico De Boccard e Pino Rauti del Centro Studi Ordine Nuovo su La tattica della penetrazione comunista in Italia. Subito dopo prende la parola Renato Mieli che nel suo intervento L’insidia psicologica della guerra rivoluzionaria in Italia dice: «Dovremmo adoperarci perché i comunisti conoscano se stessi. L’esperienza del comunismo porterà il comunismo al suo dissolvimento e possiamo trovare il punto debole del comunismo proprio all’interno del comunismo stesso. Dobbiamo contrapporre una nuova strategia più efficace alla strategia comunista se vogliamo dissolvere il mondo comunista che si presenta compatto e minaccioso, ma che in verità non è così compatto come si crede anche se è molto minaccioso».
Tutto quello che in Italia puzza di reazione trova presente Renato Mieli che partecipa all’ARCES (Associazione per il Rinnovo della Cultura dell’Economia e della Società) struttura messa in piedi dalla destra intellettuale per arginare i comunisti anche dal punto di vista culturale. Questa Associazione verrà appoggiata anche dalla destra cattolica di Civiltà Cristiana; nel Consiglio dell’Associazione entreranno a fianco di Renato Mieli: Renzo De Felice (docente del figlio Paolo), Domenico Bartoli, Sergio Ricossa, Luigi Barzini, Enzo Bettiza, Cesare Zappulli, Gustavo Selva (P2), Alberto Ronchey. Segretario generale Lino Caputo, altri aderenti Giuseppe Are, Sergio Cotta e Pietro Bucalossi. Strumento della propaganda sarà il Giornale nuovo, di Indro Montanelli che il 29 marzo 1977 dirà: «Una nuova alleanza di intellettuali che non si arrendono al compromesso storico».
La strategia del terrore anticomunista che ha colpito il nostro Paese, iniziata formalmente con la strage di Portella della Ginestra del 1º maggio 1947 e terminata con le stragi del 1992-93, aveva lo scopo di distruggere la Prima Repubblica e la sua Costituzione, quella del 1948 fondata sul lavoro, con il suo sistema elettorale realmente democratico – il proporzionale puro, senza sbarramenti di sorta – e senza pareggio di bilancio, con il controllo dell’economia e della circolazione monetaria da parte dei rappresentanti politici eletti dal nostro popolo e basata sulla centralità del Parlamento.
Quella strategia terrorista è la continuazione della violenza anticomunista che ha prodotto precedentemente le stragi nazifasciste di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e decine di migliaia di vittime tra la popolazione che aveva la sola colpa di essere la parte povera e proletaria della popolazione.
Le stragi del dopoguerra sono state fatte da criminali fascisti assoldati dai cosiddetti “ALLEATI” della NATO ricollocati nei posti di comando nello Stato italiano e usati contro il Paese più democratico e più antifascista d’Europa, composto per più di un terzo della sua popolazione da comunisti e socialisti. Sono stragi mosse dall’odio di classe che i massocapitalisti manifestano con spietata continuità da quando hanno imposto a tutto il mondo la loro criminale egemonia.
Vogliamo proprio vedere se le attuali formazioni politiche, tutte figlie di quella strategia antidemocratica e della NATO, ci permetteranno di processare e condannare questi loro criminali e se metteranno in discussione il ruolo che le loro basi militari hanno avuto nella strategia del terrore e si decideranno a chiedere che questi pericolosi “ALLEATI” se ne vadano dal nostro Paese e da tutta l’Europa.
Saluti comunisti