

18 Ottobre 2026
di Giovanni Punzo
Nel marzo 1968 i primi a mobilitarsi furono gli studenti di Nanterre, seguiti dagli studenti della Sorbona. Il generale de Gaulle non capì quanto stava accadendo: a settantotto anni – era nato nel 1890 – era convinto di essere ancora l’unico a rappresentare la Francia, che nel frattempo era profondamente cambiata dalla Guerra mondiale. Le agitazioni studentesche viste come una sfida all’ordine repubblicano e agì senza mezze misure. Il culmine degli avvenimenti intorno alla metà di maggio: il 13 infatti al movimento degli studenti si unirono i sindacati che proclamarono lo sciopero generale coinvolgendo nove milioni di lavoratori.
Non vi sembra quasi attualità italiana? [rem]
Il decennio gollista
Tra il 1958 e il 1969 la Francia fu attraversata da una serie di avvenimenti epocali dal punto di vista politico e sociale. Si chiuse la controversa esperienza della Quarta repubblica e fu adottata una nuova costituzione che dava maggior potere all’esecutivo attraverso l’elezione diretta del presidente della repubblica. Con gli accordi di Evian finì la guerra d’Algeria riconoscendo alla ex colonia il diritto all’indipendenza, anche se ciò significò la fine dell’impero coloniale e l’origine di altre difficoltà per il rientro dei francesi dal Nordafrica. Fu condotta una politica estera autonoma – sebbene entro certi limiti – che nel 1966 portò all’uscita dagli accordi militari della Nato, si diede inizio allo sviluppo dell’armamento nucleare e si tentò di arginare l’influenza anglo-americana in Europa per allacciare invece rapporti diretti con l’Unione Sovietica. Mentre da una parte, con accordi bilaterali franco-tedeschi, si tentò anche di creare una sorta di architettura europea di ‘patrie nazionali’, ma non confederali, dall’altra ci si oppose ad una eventuale partecipazione britannica. Si ebbero anche forti interventi statali in campo economico, sulle tecnologie e sulle grandi scelte geo-economiche. Il decennio gollista – al quale fa riferimento oggi la sparuta minoranza politica che sostiene ancora di inspirarvisi – finì però abbastanza bruscamente sulle barricate del Quartiere latino.
Il messaggio televisivo del 24 maggio
La situazione degenerò nella notte tra il 10 e l’11 maggio, che passò alla storia come ‘notte delle barricate’, cui seguì lo sciopero generale del 13 che si esaurì però dopo una settimana. Nel corso di un memorabile discorso trasmesso alla televisione de Gaulle usò un’espressione difficile da dimenticare: per indicare il ‘caos’ al quale aveva – o credeva – di aver posto fine utilizzò “chienlit”, facendo sobbalzare molti spettatori. La traduzione letterale è un po’ diversa, o almeno l’uso che viene fatto in ambito militare: vero che il generale alludeva forse alla mascherata, al Carnevale riferendosi ad alcune stravaganze creative del movimento, ma la stessa parola aveva origine dalla discutibile abitudine di portare a letto cuccioli di cani che non sempre controllavano l’emissione di liquidi e quindi, in senso figurato, anche bambini in tenera età con lo stesso problema. Ovvio che un richiamo a questo fenomeno avesse profondamente irritato i giovani partecipanti al movimento, che molto più signorilmente, per commentare l’espressione del generale, utilizzarono invece “paternalismo” seppure con un ampio spettro di aggettivi. Alla fine il Quartiere latino fu letteralmente tappezzato di manifesti che riportavano l’inconfondibile profilo di de Gaulle commentato da un icastico “Le chienlit, c’est lui!” (la cagnara è lui).
Le contraddizioni
Come è noto uno dei principali protagonisti del maggio francese fu il filosofo Jean-Paul Sartre che rivolse appelli agli studenti non sempre proprio volti alla pacificazione degli animi: la sua partecipazione fu totale, nel senso che prese spesso la parola nelle affollate assemblee e scrisse e distribuì personamente opuscoli in mezzo agli studenti. Numerosi solerti funzionari di polizia suggerirono allora di arrestare per ‘sedizione’ il filosofo, ma il generale si oppose pronunciando – pare – la storica frase: “Non si arresta Voltaire”. Da una parte insomma de Gaulle avrebbe voluto ‘sculacciare’ energicamente i giovani, ma dall’altra, nella sua rappresentazione dell’eterna (e grande) cultura francese, il filosofo esistenzialista ricopriva un ruolo assimilabile a quello di uno dei padri della patria. Del resto, essere giovani in Francia non era stato facile nemmeno per de Gaulle: nel giugno 1940, quando i tedeschi erano ormai alle porte di Parigi e la Francia totalmente disfatta, il giovane generale di brigata Charles de Gaulle (aveva cinquanta anni) propose di continuare a resistere e di non arrendersi, ma fu zittito seccamente da un suo superiore con queste parole: “Que voulez-vous comprendre ? Vous êtes un enfant” (Cosa volete capire? Siete un bambino). Come sappiamo de Gaulle raggiunse l’Inghilterra e, perfino rischiando lo scontro con Winston Churchill, lanciò l’appello alla resistenza, mentre il generale che lo aveva apostrofato alla fine della guerra rischiò invece un processo per collaborazionismo.