

19 Ottobre 2026
di Remocontro
Quattro anni dal trattato che aveva posto fine guerra civile fra il governo federale etiopico e le milizie tigrine, si sono riaccesi combattimenti che vedono di nuovo spaccata la popolosissima e multietnica Etiopia. Col rischio di aumentare l’instabilità nella cruciale area del Mar Rosso e della rotta del canale di Suez.
In Tigray la guerra che covava sotto la cenere
Mentre nei campi profughi della regione etiopica c’è una crisi umanitaria con più di 1.300 morti a causa della mancanza di cibo e medicine, il conflitto che si pensava sopito tra il Fronte popolare di liberazione del Tigray e l’esercito federale riesplode più violento di prima.
Crisi umanitaria e denuncia del Vaticano
Quei campi profughi caduti nell’oblio sono il drammatico frutto dei feroci scontri iniziati nel 2020 e terminati –l’illusione del ‘Trattato’-, fine del 2022 tra il Fronte popolare di liberazione del Tigray e l’esercito federale etiope, sostenuto anche da quello della confinante nazione eritrea. Una lotta non sopita mai del tutto e che in queste ore è tornata a esplodere. L’intesa, firmata a Pretoria, in Sudafrica, e entrata in vigore simbolicamente proprio il giorno del secondo anniversario del conflitto, rischia di trasformarsi in un ricordo sbiadito.
Eserciti in movimento
Fonti locali che scelgono di mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza, raccontavano di movimenti dell’esercito etiope al confine proprio con il Tigray. Movimenti di avvicinamento che durano ormai da diversi mesi e che hanno trovato la loro ragione. Con il governo locale che aveva già allarmato alla difesa tutta la popolazione, con l’arruolamento obbligatorio da parte dalle milizie del Tigray.
Accuse reciproche
Alle ragioni che sono state la causa del primo conflitto costato 600.000 morti — le insanabili divergenze tra il partito del Fronte popolare di liberazione del Tigray e le forze politiche del governo nazionale compresa la sospensione delle elezioni del 2020 a causa dell’epidemia di Covid — adesso si aggiungono quelle legate al non rispetto, da entrambe le parti, dell’accordo per il cessate-il-fuoco del 2022. Mentre il Fronte popolare di liberazione del Tigray lamenta il fatto che il governo federale non avrebbe, come promesso nell’intesa, liberato i territori del Tigray occupati dalle altre regioni in un modo giudicato illegale e contro la Costituzione, il governo federale accusa il Tigray defence force, un gruppo armato non sovrapponibile al partito del Fronte di liberazione del Tigray, di non aver ancora deposto le armi, cosa prevista solennemente dall’accordo.
Dettagli di guerra
Addis Abeba sostiene che le truppe eritree siano penetrate fino a 60 chilometri nel territorio etiope per sostenere i ribelli, mentre Asmara respinge le accuse. Il 16 ottobre il primo ministro etiope, Abiy Ahmed (nella foto sopra), ha annunciato l’istituzione di un governo provvisorio di sei mesi nel Tigrè con l’incarico di gestire nuove elezioni. Questo nuovo governo, incaricato di “creare un ambiente politico stabile per elezioni libere ed eque”, gestirà questa regione settentrionale dell’Etiopia “per i prossimi sei mesi”, ha annunciato Abiy su Facebook.