venerdì, Ottobre 2

FRANCIA, ASSAGGIO DI PRESIDENZIALI: ALI ESTREME AL GIOCO DELLA TORRE

Francia

19 Marzo 2026

di Massimo Nava

Amministrative in Francia: il novanta per cento dei sindaci già eletti al primo turno. Restano da eleggere i sindaci di alcune grandi e medie città, fra cui la capitale Parigi, Marsiglia, Lione. Per queste sfide sarà importante il gioco delle alleanze e delle desistenze e sulle elezioni presidenziali del 2027 avverte Massino Nava sul Corriere. Il primo turno ha confermato l‘ascesa e il radicamento dell‘estrema destra nella società francese, in particolare a sud e a nord del Paese. Il Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen ha conquistato importanti centri. Più sorprendente la tenuta della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, che a sua volta condiziona le possibilità di successo di socialisti, ecologisti e varie di sinistra

Chi si ritira per favorire chi

A Marsiglia è stato il candidato locale dell‘estrema sinistra a ritirarsi per favorire il candidato socialista. Ma la seconda città della Francia per la prima volta dal dopoguerra potrebbe passare all‘estrema destra, il che sarebbe un’enorme sorpresa se si considera la composizione sociale ed etnica della città, crocevia mediterraneo di vecchia e nuova immigrazione. Frank Allisio, Rassemblement National, ha ottenuto voti sufficienti per accedere al ballottaggio. «Sarà un segnale per le elezioni presidenziali e forse darà al popolo francese il coraggio e la voglia di fare la stessa cosa dei marsigliesi», ha detto Allisio nel suo ufficio elettorale, davanti a un poster a grandezza naturale di Marine Le Pen.

Parigi

Anche la sfida nella Capitale appare appesa all‘ultimo voto utile. Il candidato socialista, Emmanuel Grégoire, sopravanza largamente la candidata della destra gollista, Rachida Dati, ma quest‘ultima ha un‘importante riserva di voti, avendo scelto di allearsi con il gruppo di riferimento del presidente Macron che fa capo a Pierre-Yves Bournazel. Scelta scontata, avendo la Dati fatto parte anche dell‘ultimo governo. Ma non si esclude il colpo di scena, ovvero che il sostegno arrivi anche dall‘estrema destra, magari nel segreto dell’urna, pur di interrompere un quarto di secolo di governo rosso verde della Capitale. Il socialista Grégoire, nonostante il 38 per cento di voti al primo turno, è in difficoltà per la decisione di non allearsi con la candidata della sinistra radicale, Sophia Chikirou, compagna di Jean-Luc Mélenchon.

Disincanto ed estremismi

In buona sostanza, queste elezioni confermano due costanti della scena politica francese: il distacco dei cittadini dalla politica (circa il 40 per cento di astensione) e, come detto, il peso sempre più determinante dell‘estrema destra e dell‘estrema sinistra. Questi due schieramenti, inoltre, possono mettere in campo per la sfida dell‘Eliseo, due (e forse tre, nel caso in cui Marine Le Pen risolvesse i suoi guai giudiziari) candidati di forte carisma e consenso: Jordan Bardella, ex delfino della Le Pen, ma ormai leader del partito a tutti gli effetti, e appunto il tribuno Jean-Luc Mélenchon, deciso a tentare ancora la corsa alla presidenza.

Moderati dei due lati sempre divisi

Di fronte a questi «pezzi da novanta», socialisti e destra moderata (ex gollista) sono alle prese con divisioni interne e stentano a ritrovarsi attorno a un candidato credibile e soprattutto vincente. Qualche socialista pensa addirittura a rispolverare le vecchie colonne, come François Hollande e Ségolène Royal. Il gruppo di Macron, oltre che ridotto, è anche orfano, in quanto il presidente non potrà ricandidarsi per limiti costituzionali. In questo ambito, crescono le quotazioni dell‘ex primo ministro Édouard Philippe, attualmente sindaco a Le Havre, ma anche quest‘ultimo sembra in difficoltà di fronte all‘avanzata delle estreme.

Paura per l’Eliseo

Per queste ragioni, la battaglia per l‘Eliseo fa tremare i polsi ai cittadini francesi moderati e soprattutto agli osservatori europei. Se al primo turno uscissero in testa Bardella e Mélenchon, dovremmo mettere in fila la gerarchia delle conseguenze per il futuro della Francia e per la politica europea, considerando anche l‘ascesa dell’estrema destra in Germania. Allo stato attuale, se i francesi facessero nell’urna il gioco della torre, Bardella ha più probabilità di Mélenchon, anche perché in fin dei conti il Rassemblement National è ormai entrato nel perimetro parlamentare. È, come si dice in politica, sdoganato. E molti esponenti della destra gollista, in testa l‘ex presidente Nicolas Sarkozy, spingono per un patto elettorale.

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