

31 Luglio 2026
di Ennio Remondino
L’Italia sulla Difesa finisce all’attacco, con scontro interno alla maggioranza. E non è ancora tutto, visto che chi prede oggi, pagherà il doppio domani. Il vicepremier Tajani, improvvidamente annuncia, che l’Italia utilizzerà il fondo europeo fino a 14,9 miliardi di prestiti. Indebitarsi per quanto (nessuno sa ancora del clamoroso raddoppio) per comprare cosa e chi decide?
Chiedere quanto per comprare cosa, e chi decide
La firma sarà ovviamente del Parlamento ma sulla proposta del governo, che da sempre, sul tema litiga al suo interno, ormai in piena campagna elettorale. «Abbiamo ‘prenotato’ l’intera cifra, ma non è stato ancora definito quanto utilizzare», precisa il leader azzurro. «Probabilmente di meno: 6-7-8-9…Entro la fine dell’anno decideremo». La certezza diventa una possibilità.
‘Security Action for Europe’ elettorale
In Italia il dibattito sull’accesso ai prestiti europei per la Difesa è entrato ormai a tra i temi protagonisti della campagna elettorale, con problemi anche nel resto dell’Europa. Finora distribuiti circa 8,1 miliardi di euro. Cinque i Paesi che hanno già avuto accesso a una parte dei fondi: Polonia, Cipro, Lituania, Croazia e Grecia che hanno ottenuto come prima tranche il 15% della somma richiesta. Diciannove le nazioni UE che si sono fatti avanti per prenotare i fondi: tra questi l’Italia che ha ‘opzionato’ 14,9 miliardi ma che deve ancora decidere se adottarli tutti o in parte.
«Prestiti a condizioni competitive»
Il Security Action for Europe: 150 miliardi di euro e si compone di prestiti “a condizioni competitive e a lungo termine”. Progetti congiunti tra almeno due Paesi e il 65% del valore degli acquisti riguardi prodotti dell’area Ue, EFTA o Ucraina mentre la fornitura extra Ue non deve superare il 35%. «Prendiamo quei soldi perché convengono più che finanziarsi con i titoli di Stato», dice Tajani, ma Giorgetti tace. Crosetto, difesa, prova a rassicurare: «il finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista dal bilancio».
NATO e Difesa Ue troppo ci costi
In Italia il SAFE è un’alternativa ai Bot, ed è una scelta totalmente tecnica? Mmm. Secondo l’Osservatorio Mil€x, attivarli tutti, ««potrebbe significare restituire tra i 27 e i 32 miliardi in quasi mezzo secolo (cioè circa o pòersino oltre il doppio del capitale iniziale) con l’ultima rata nel 2075. I soli interessi potrebbero valere tra 12,5 e 16,7 miliardi: quasi un secondo prestito. Paradosso politico. La durata massima di restituzione di 45 anni è quella che nell’immediato pesa meno sui conti, e offre quindi il miglior vantaggio di comunicazione a chi decide oggi. Il classico “spendere meno oggi per spendere molto di più domani”. Ma…
I conti reali senza ‘Lascia o raddoppia’
Non esiste un tasso di interesse fisso e il costo del denaro incassato si determinerebbe a ogni erogazione, in funzione dei tassi di mercato di quel momento. Con lo spread compresso degli ultimi tempi, viene chiarito nell’analisi pubblicata nei giorni scorsi, il reale risparmio rispetto a un titolo di Stato italiano è proprio quel margine, la vera posta della “convenienza tecnica” invocata da Crosetto e Giorgetti. Ultimo decisivo svantaggio di questo prestito da 14,9 miliardi rispetto ai soldi ottenuti con titolo di Stato: «Sono vincolati per legge all’acquisto di armi».
Riarmo di nascosto, secondo convenienza
L’Italia sta vivendo una fase di riarmo senza precedenti nella sua storia repubblicana, con una spesa militare diretta stimata a quota 33,9 miliardi di euro nel 2026. Questa accelerazione rappresenta un incremento del 2,8% rispetto al 2025 e di oltre il 45% nell’ultimo decennio, spinta dal nuovo scenario geopolitico internazionale e dalle forti pressioni NATO e Usa in particolare. Nel solo 2026, lo stanziamento destinato esclusivamente all’acquisto di nuovi sistemi d’arma raggiunge i 13,1 miliardi di euro. L’Italia ha dichiarato alla NATO il superamento della soglia del 2% del PIL destinato alla difesa (circa 45 miliardi di euro complessivi).
Prospettive future a mano armata
Se per gli analisti dell’Osservatorio dell’Università Cattolica questo balzo sarebbe dovuto in gran parte a una “riclassificazione contabile” di capitoli di spesa già esistenti (come cybersicurezza e Guardia di Finanza), nel medio termine si parla di un impegno che potrebbe spingere la spesa complessiva per la sicurezza fino al 5% del PIL. Con l’Italia che si conferma un hub fondamentale nella produzione globale di armi, sesto Paese esportatore al mondo. Aziende come Leonardo (13ª nella classifica mondiale dei produttori di armi) e Fincantieri trainano il mercato. Nel 2025, Leonardo ha coperto il 54% delle licenze totali di esportazione.
Il 71% delle esportazioni militari italiane è diretto verso il Medio Oriente, con Kuwait e Qatar a fare da principali acquirenti di navi e caccia di ultima generazione. Il Dibattito sui Fondi Europei ‘SAFE’ è dunque solo l’ultimo terreno di confronto politico interno su un tema decisivo di portata assoluta.