domenica, Aprile 5

FINALMENTE MARCO RIZZO GETTA LA MASCHERA… E’ UN ROSSOBRUNO COME LA SUA BANDIERA DIMOSTRA DA TEMPO

Bandiera di Marco Rizzo con una fascia nera sulla parola comunista

Marco Rizzo e il fascista Gianni Alemanno uniti nella lotta antiproletaria

di Redazione

Si è svolto a Roma il 26 novembre 2023 un incontro tra ciò che rimane del “partito” dell’ex Lotta Continua e cossuttiano Marco Rizzo e ciò che rimane dei fascisti di Gianni Alemanno, che vanno dal Movimento sociale di Almirante a Ordine Nuovo di Pino Rauti e Alleanza Nazionale di Stefano Delle Chiaie, organizzazioni notoriamente stragiste e gladiatorie anticomuniste.

Molti si domanderanno come fanno a stare insieme due realtà così apparentemente diverse. Una, quella di Rizzo, che cita nel suo intervento Lenin e l’altra di Alemanno, il politico che nel 2007 ha passato le vacanze in un kibbutz israeliano (come Toni Negri) e cita Giorgio Almirante, l’ex capo di Gabinetto di Mezzasoma, ministro della cultura popolare della fascistissima Republica sociale di Salò. Almirante fu un “fucilatore”, nomea che gli ambienti democratici, soprattutto comunisti, dimostrarono quando alcuni storici dell’università di Pisa ritrovarono in un archivio di Massa Marittima un manifesto a sua firma che ordinava di “passare per le armi” i renitenti alla leva dell’ultimo esercito mussoliniano di Salò cioè i ragazzi che, ricevuta la chiamata alle armi di Mussolini, preferirono andarsene con i partigiani. Su questa vicenda Almirante intentò un processo (che perse) contro coloro che portarono alla luce tali crimini.

Altro atto criminale di Almirante fu quello di aver apposto la firma, nel 1938, al Manifesto della razza. Il suo fu un razzismo convinto tanto che dal 1938 al 1942 spingerà Almirante a collaborare con La difesa della razza, una rivista periodica di matrice hitleriana di cui diventerà Segretario di redazione.

Come può esistere una comunione d’intenti con persone che hanno un portato storico così diverso?

E’ ormai cosa nota che i fascisti siano dei criminali utilizzati dal sistema di potere massocapitalista per destabilizzare i paesi dove i partiti comunisti hanno conseguito vittorie militari, come nella seconda guerra mondiale, o che siano prossimi a vittorie elettorali come in Italia nel periodo che va dal dopoguerra alle elezioni europee del 1984.

Per bloccare l’avanzata dei proletari e del loro partito per i massocapitalisti i nazifascisti sono una carta da giocare.

La maggior parte della strategia delle tensione, quella delle stragi alle banche, ai treni e alle stazioni, degli attacchi ai compagni e alle sedi comuniste, è cosa loro e aveva quella finalità. Poi c’è stata l’altra parte di quella strategia, quella definita “brigatista” che aveva gli stessi obiettivi politici dei fascisti, attaccare il Partito Comunista Italiano, ma da “sinistra”, per impedirgli di acquisire maggiore egemonia sul popolo italiano eliminando i loro possibili alleati, come il presidente della Dc, Aldo Moro.

Questa variante della strategia della tensione untilizzava gli infiltrati nella sinistra e la creazione di false organizzazioni comuniste, tutte dedite ad attaccare Togliatti, Longo e Berlinguer, coloro che portarono i comunisti a crescere sino a giungere alla soglia del potere. E dove non arrivavano i brigatisti ci pensavano i massoni e i servizi segreti. Infatti i tre dirigenti comunisti più importanti del P.C.I. furono colpiti dallo stesso malore: l’ictus. Due di loro, Togliatti e Berlinguer morirono subito, Longo, per le conseguenze, dovette dimettersi da segretario del partito.

Di ictus morirono sia Lenin che Stalin. Possibile che i segretari comunisti debbano morire tutti nello stesso modo? Mentre tutti quelli arrivati dopo – da Occhetto a Veltroni – hanno goduto, nessuno escluso, di ottima salute. Come anche il massone della Ur-Lodge Three Eyes, Giorgio Napolitano membro dell’ala filo-USA dei cosiddetti “miglioristi”, grande amico di Henry Kissinger, pupillo di Giorgio Amendola, e tra i principali avversari di Enrico Berlinguer.

L’altro avversario di Enrico Berlinguer fu Armando Cossutta. Riporta Carlo Palermo, nel libro Armageddon Crime (pagg. 166-167), che tra le carte dela Commissione parlamentare di inchiesta sulla P2 che sono state tenute nascoste, sono emersi alcuni nomi di esponenti del Partito Comunista Italiano che andrebbero aggiunti agli elenchi dei piduisti. Tra questi Armando Cossutta, Gianni Cervetti, Giorgio Amendola e Altiero Spinelli.

Cossutta è stato un uomo legato a quella parte dei dirigenti dell’Urss che hanno realizzato, da Krusciov in poi, la lenta ma inesorabile revisione del progetto comunista e portato al ritorno del capitalismo in Russia. Ma anche probabili organizzatori della morte di Togliatti a Jalta nel 1964 e dell’attentato a Sofia in Bulgaria, a Enrico Berlinguer, nel 1973.

Uomini che sono riconducibili alla ragnatela massonica esistente in quel paese e che aveva nei trotskisti i più accesi sostenitori. Infatti la politica dell’URSS riprende, dopo la morte di Stalin, quelle teorie che furono espresse da Trotsky, uomo della seconda internazionale infiltrato nella Terza, come ha dimostrato e scritto la moglie di Lenin, Nadežda Konstantinovna Krupskaja in «Perché la II Internazionale difende Trotskij», in [Georgi Mihajlov] Dimitrov–Ercoli [Palmiro Togliatti]–Ponomarew [Boris Nikolevič Ponomarëv]–Krupskaïa–[Ernst] Fischer, Il complotto contro la rivoluzione russa. Gli insegnamenti del processo di Mosca contro il centro terrorista di Trotskij e Zinoviev, E.A.R. (Casa Editrice Atlantica), Roma 1945, pp. 79-82.

Togliatti questa situazione l’aveva compresa e aveva cominciato a prendere le distanze, con la via italiana al socialismo, da quella realtà in fase degenerativa. Guarda caso Togliatti muore proprio a Yalta nel 1964 in piena fase della cosiddetta destalinizzazione tanto cara a tutti i paesi massocapitalistici, USA in primis.

Tutta questa attività politica reazionaria anticomunista che spaziava da Est a Ovest e da Nord a Sud, aveva come manovratori gli USA e la NATO e andava in profondità nel controllo dei paesi sotto la loro egemonia, attraverso la massoneria internazionale, i media, le religioni, la criminalità organizzata, i servizi segreti, i movimenti e i partiti anticomunisti.

Un esempio di come lavorano i massocapitalisti si può desumere dal brano tratto dal libro di Marco Nozza Il pistarolo in cui alle pagine 179-181 Marco Nozza chiede a Marco Boato, cofondatore di Lotta Continua una spiegazione credibile sui soci statunitensi della tipografia 15 Giugno dove si stampava il suo giornale. Il giornalista Marco Nozza riprende una scoperta fatta dai radicali di Bologna, in polemica con Marco Pannella per l’apertura fatta ai fascisti come Armando Plebe, denunciata nel pamphlet LA ROSA RUBATA, libro bianco sul Partito Radicale:

«Giuseppe Caputo era un docente universitario di Diritto canonico. Insegnava a Bologna. Aveva fatto parte dei radicali di Pannella, dei quali era stato anche un esponente nazionale. Poi era entrato in crisi e aveva scritto una lettera di dimissioni, indirizzandola a Notizie radicalivia Dandolo 8, Roma. La direzione di Notizie radicali non aveva pubblicato la lettera. Allora Caputo aveva pensato di andare a riprendersela. Siccome la tipografia che stampava Notizie radicali era una certa Stacmor, l’aveva cercata sulla guida telefonica di Roma. Ma sulla guida telefonica non c’era. Qualcuno gli aveva consigliato di cercare sull’elenco un’altra denominazione: Dapco. Questa c’era. Ma, accanto alla sigla Dapco, c’era scritto Editrice del Daily American. Oltre il giornale degli americani di Roma, la Dapco stampava anche altri giornali e periodici. Tra questi, Nuova Repubblica, il settimanale del movimento omonimo diretto da Randolfo Pacciardi, notissimo antifascista, e da Giano Accame, notissimo neofascista (quello che aveva tenuto una lezione al convegno del Parco dei Principi [3-5 maggio 1965] su come avrebbero fatto i colonnelli greci a prendere il potere). Tutti e due, tanto Accame quanto Pacciardi, si battevano per l’instaurazione in Italia di una repubblica presidenziale. C’era poi un altro settimanale stampato dalla Dapco ed era L’Assalto diretto da Pietro Caporilli e Nino Capotondi, il cui numero uno era uscito nel giugno del 1969 con un titolo a tutta pagina: “Usare le mitragliatrici”. Sottotitolo: “Popolo italiano, svegliati!” […].

A chi apparteneva questa strana stamperia che si chiamava Dapco? Il professor Caputo aveva fatto le sue brave indagini ed era venuto a sapere che ne era proprietaria una società, il cui amministratore unico era un americano degli Stati Uniti, tale Robert Hugh Cunningham […]. Era arrivato a Roma nel 1968 e a quel tempo aveva come socio, nella tipografia, un vecchio americano ultrasettantenne, tale Samuel Meek, amministratore del Daily American dal 1964. Questo Samuel Meek (venne a sapere il Professor Caputo, con suo grande sbalordimento) agiva per conto della Cia, sia pure solo come fiduciario, non come vero e proprio agente. L’agente vero era Robert Hugh Cunningham. E questo Robert Hugh Cunningham era un fedelissimo collaboratore di Richard Helm. Il quale, della Cia, era il capo dei capi.

Lotta continua, a dire la verità, non era stampato dalla Dapco. Era stampato dalla Art-Press. Che, però, aveva la sede nello stesso indirizzo della Dapco: via Dandolo 8, Roma. A dire proprio tutta la verità, non erano nemmeno due cose diverse, la Dapco e l’Art-Press, perché i soci erano gli stessi. Ed erano i tre Cunningham: padre, madre e figlio […]. Il professor Caputo aveva fatto altre scoperte, dopo quella (veramente clamorosa) che Notizie radicali e Lotta continua erano stampati da una tipografia i cui proprietari erano uomini della Cia. Aveva scoperto che nel 1971 era avvenuta una cosa strana, veramente molto strana. Presso la cancelleria delle società commerciali esistenti nel tribunale civile e penale di Roma, i membri del consiglio di amministrazione della Spa Rome Daily American si erano dimessi per far posto a due signori […]. Il primo di questi signori si chiamava Matteo Macciocco, nato a Olbia (Sassari) il 1° aprile 1929, domiciliato a Milano in via Turati 29. Il secondo si chiamava Michele Sindona, avvocato, nato a Patti (Messina) l’8 maggio 1920, domiciliato a Milano in via Visconti di Modrone 30 […]. 

Nel 1971, dunque, Sindona era succeduto a Cunningham senior nella gestione del Daily American. Più tardi, quando era fallito Sindona, era fallito anche il giornale. E a sostituire il Daily American ecco che era comparso, a Roma, un altro quotidiano per i cittadini Usa in Italia. Si chiamava Daily News. I proprietari del Daily News? Robert Hugh Cunningham senior e Robert Hugh Cunningham junior. A questo punto anche Lotta continua aveva cambiato la tipografia. L’8 settembre 1975, infatti, era nata una nuova società, che avrebbe dovuto durare fino al 31 dicembre 2010. Nome della società: Tipografia 15 giugno. Soci: Angelo Brambilla Pisoni, Pio Baldelli, Marco Boato, Lionello Massobrio, Gianni Sofri (…) quei signori si erano dichiarati cittadini italiani. Tutti meno uno. L’ultimo dell’elenco. Questo si chiamava Robert Hugh Cunningham junior. Il figlio, insomma, aveva preso il posto del padre. E oltre a Lotta continua si era messo a stampare molti giornali dell’Autonomia organizzata (che in quel momento stava vivendo il suo periodo migliore, diciamo così), compreso l’organo ufficiale, registrato a Padova con la testata Autonomia, settimanale politico comunista.

Verso gli anni ottanta, lo slancio di Lotta continua aveva preso a languire. Il giornale si stava spegnendo. Proprio mentre negli Stati Uniti era apparsa la stella nuova, quella di Ronald Reagan. Appena eletto presidente degli Stati Uniti, Reagan aveva preso una decisione che aveva lasciato sbalorditi quei tontoloni di Lotta continua. Responsabile del suo partito, il partito repubblicano, per quanto riguardava l’attività informativa in Europa, aveva nominato Robert Hugh Cunningham junior. (…) Puzzava, questa storia della Cia che stampava Lotta continua (e stampava anche i giornali dell’Autonomia di Toni Negri). Mi domandavo che interesse aveva, la Cia, a far uscire giornali che prendevano a bastonate i governi italiani favorevoli alla Nato e raccontavano le cose più oscene sulla stessa Cia, descritta alla stregua di un nido di vipere e di una fabbrica di killer. (…)

Un giorno l’avevo chiesto a Marco Boato, ridendo (ma non troppo): “Lo sai che quei Cunningham che stampano il vostro Lotta continua puzzano un po’ troppo di Cia?”. Boato mi aveva risposto che lo sapeva. L’importante, comunque, era poter pubblicare tutto, tutto quello che si voleva. Lotta continua godeva di una libertà assoluta. Loro, i Cunningham, non ci mettevano becco proprio per niente. “E poi” aveva aggiunto Boato “ci fanno prezzi molto buoni”».

Già Marx ed Engels nel libro CRITICA DELL’ANARCHISMO avevano individuato nella loro epoca il ruolo di sedicenti compagni che operavano con Bakunin in funzione anticomunista e che Engels definisce i declassati: “Declassati vengono definiti… coloro che provengono dalle classi possidenti, che sono stati espulsi dalla loro classe o che ne sono usciti, senza per questo divenire proletari; ad esempio ciurmatori, tipi che vivono alla giornata, giocatori di professione, la maggioranza dei letterati e dei politici di professione cc. Anche il proletariato ha i suoi declassati: essi costituiscono il sottoproletariato” Ed è proprio nell’evoluzione moderna di questi declassati che i massocapitalisti reclutano gli infiltrati. “In Italia – osserva Engels – essa non è un ‘fascio operaio’ ma un’accozzaglia di declassati”. Le sue sezioni, “sedicenti sezioni dell’Internazionale italiana”, sono dirette da “avvocati senza cause, da medici senza malati e senza scienza, da studenti da biliardo, da commessi viaggiatori,e altri impiegati di commercio, e in particolare da giornalisti della stampa secondaria la cui reputazione e più o meno equivoca”. Nell’Alleanza bakuniniana “costoro trovano infine una ‘carriera’ e una ‘via d’uscita’”.

A spese dei proletari e dei comunisti aggiungiamo noi.

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