domenica, Aprile 5

ELEZIONI EUROPEE 2024. HA VOTATO MENO DEL 50% E C’E’ CHI FESTEGGIA

di Redazione

La maggioranza delle persone oltre il 50% ha girato le spalle a questi partiti. Lo spartiacque è stata la guerra. Se calcoliamo che sono stati votati i partiti che sono contrari alla guerra in Ucraina e in Palestina e li uniamo a quelli che non hanno votato, PER GLI STESSI MOTIVI, il risultato è un NO ALLA GUERRA chiaro e forte. La più punita, oltre alla Germania, dei finti socialisti alla Scholtz, è stata la Francia del guerrafondaio Macron che sul fronte Ucraino ha già mandato uomini a cobattere e i francesi ne sono a conoscenza, nonostante il silenzio mediatico.

La destra gongola stupidamente per il risultato, ma per lei le contraddizioni sono più che aperte, sia per la guerra in Ucraina e in Palestina, senza dimenticare le esplosive questioni della riforma costituzionale: premierato forte e quella sociale, dalla povertà crescente anche tra i lavoratori, che va unita a quella ambientale, ma anche la questione della grande criminalità li riguarda, come il loro ruolo nella strategia della tensione .

Avanza anche il partito massone-americano di centro come il PD, che ha la sua contraddizione nella debole spiegazione della sua nascita ed evoluzione, che passa dall’annunciata morte, nel 1984 di Enrico Berlinguer, e della illegittima fine del P.C.I.. Quindi non ha nulla da gioire nonostante il relativo successo. Per lui la GUERRA, LA CORRUZIONE, LA QUESTIONE SOCIALE e la COSTITUZIONE/MAGISTRATURA gli soffiano sul collo.

Che fare, vista la situazione? Bisogna ripartire dall’analisi degli anni cruciali dell’Europa e della prima Repubblica tra il 1978 – anno dell’omicidio Moro – e il 1991 in cui con il Congresso di Rimini è stato archiviato Il Partito Comunista italano. Senza dimenticare l’assassinio, nel 1986, del premier socialdemocratico svedese Olof Palme e nel 1989, anno del crollo del Muro di Berlino, del banchiere Alfred Herrhausen che aveva pensato di smaltire i costi della riunificazione mettendo le elevate competenze degli ingegneri e dei lavoratori dell’ex Germania orientale al servizio di un progetto mirante al rilancio economico di tutta l’Europa dell’Est. «Entro dieci anni – affermò Herrhausen – la Germania orientale diverrà il complesso tecnologicamente più avanzato d’Europa e il trampolino di lancio economico verso l’est, in modo tale che Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, e anche la Bulgaria svolgano un ruolo essenziale nello sviluppo europeo» (1). In un articolo pubblicato sul quotidiano economico tedesco Handelsblatt, Herrhausen denunciò che la politica debitoria adottata dalle banche, in particolare quelle statunitensi, nei confronti dei Paesi in difficoltà finanziarie era orientata a peggiorare le loro condizioni, e indicò nella forte riduzione della massa debitoria (fino al 70%) delle nazioni povere, nel taglio dei tassi di interesse a cinque anni e l’allungamento della durata dei prestiti le misure da adottare per conseguire una robusta ripresa economica dei Paesi in via di sviluppo. Una simile ricetta avrebbe infatti «permesso a queste nazioni di riassegnare alla ripresa economica le risorse finora destinate al servizio del debito».

Quindi la strategia della tensione di matrice atlantica ha riguardato tutta l’Europa, grazie alla presenza della NATO e Gladio-Stay Behind. Basta ricordare gli atti terroristici in Belgio nella zona del Brabante Vallone fatti da una misteriosa banda di Nijvel e quelli in Italia della altrettanto misteriosa banda della Uno Bianca composta da poliziotti ma con addestramento ultra specializzato di tipo militare e sospettata di essere legata ai servizi segreti, all’epoca inquinati da piduisti. Minacce contro lo Stato democratico, ai suoi cittadini e ai corpi dello Stato che volevano la verità sulla strategia della tensione.

Inoltre esiste un’altra questione irrisolta in Europa e in Italia, da parte di coloro che dicono di essere comunisti, se vogliono affrontare seriamente il significato programmatico dell’articolo 18 della nostra Costituzione sul divieto delle associazioni segrete. Ed e’ la questione delle questioni, essendo quella relativa alla massoneria come organizzazione, o meglio come partito occulto dei capitalisti, che collocandosi con i suoi militanti traversalmente in tutti gli schieramenti politici, li governa e inficia la democrazia costituzionale.

Infatti, quale soggetto si trova al centro dei due principali schieramenti di centrodestra e centro sinistra? Come si chiama? Stando al centro si governa nei fatti tutti e due gli schieramenti. In questo modo, o no? Si realizza così la marxiana dittatura della borghesia, che noi dobbiamo combattere se vogliamo essere coerenti con la Costituzione.

Quindi uscire da una condizione di confusione e di perdita di memoria è fondamentale. Una condizione che non colpisce solo gli anziani del nostro paese, ma anche le nuove generazioni a causa di quel lavorio fatto da una finta sinistra di lento e progressivo abbandono dei valori e delle pratiche che hanno sempre fatto della VERITA’ e dell’intransigente difesa degli interessi politici di classe la sue linee guida.

E tra i comunisti continuare a sostenere che siamo ancora in una Repubblica democratica, nonostante lo stravolgimento violento causato dal golpe della P2, con il caso Moro e tacere l’annunciato assassinio di Berlinguer e non chiedere a sinistra se il Congresso del P.C.I. del 1991 si sia svolto secondo le regole statutarie, che vietava la presentazione di tre mozioni, ha innestato quel processo degenerativo e antidemocratico che abbiamo conosciuto dalla morte di Enrico Berlinguer in poi.

Se vogliamo tornare a vincere, facendo avanzare la democrazia, basata sul sistema proporzionale puro, senza sbarramenti, dobbiamo ricostruire il soggetto politico collettivo e cosciente che ce lo può permettere: il Partito Comunista Italiano di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer. Tutto il resto è noia…

Note:

1) Cfr. Engdahl, William, What went wrong with East’s Germany economy?, «Executive Intelligence Review», 2 ottobre 1992.

2) Herrhausen, Alfred, Die zeit ist reif. Schuldenkrise am wendepunkt, «Handelsblatt», 30 giugno 1989.

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