giovedì, Aprile 9

DELLA CONVIVENZA CHE NON CONVIVE – OVVERO DEL DIRITTOCHE SI NEGA RICONOSCENDOLO

di Antinella Grippo

Alla cortese attenzione della Redazione di Orizzonte Scuola

Gentili redattori,

scrivo da un angolo remoto della Repubblica, dove la legge è uguale per tutti, ma l’anagrafe ha le sue preferenze. Sono una docente di ruolo dal 2000, contribuisco con zelo alla formazione delle giovani menti e, nel tempo libero, convivo. O meglio: convivo da dieci anni, ma non anagraficamente. Una convivenza, dunque, che esiste nella carne, nel cuore, nel conto della spesa ma che non esiste per lo Stato, che pretende la prova suprema: la residenza.

Mi sono avventurata, ingenuamente, nel labirinto della mobilità provvisoria, armata di buone intenzioni e di una relazione affettiva stabile, credendo – scioccamente – che la tanto decantata “equiparazione tra matrimonio e coppia di fatto” avesse un qualche valore anche per noi, poveri docenti erranti. Ma ecco la scoperta: per ottenere il ricongiungimento, bisogna già essere ricongiunti. Un paradosso degno di Pirandello, o forse di Kafka, ma con la burocrazia italiana come regista.

E intanto la gente, con quella semplicità che rasenta la poesia dell’ignoranza, ti dice: “Ma spostatevi, no?” — come se il problema fosse un trasloco, e non il riconoscimento di un diritto. Come se chiedere giustizia fosse un capriccio, e non la rivendicazione di ciò che spetta senza doverlo mendicare.

La legge, mi dicono, equipara la coppia di fatto al matrimonio. Ma solo se si è abbastanza conformi da vivere nello stesso foglio anagrafico. L’amore, per essere valido, deve essere registrato, timbrato, e possibilmente fotocopiato in triplice copia. Altrimenti è solo un sentimento, e si sa: i sentimenti non fanno punteggio.

Mi chiedo, e vi chiedo: è questa la scuola che educa alla cittadinanza, alla parità, alla dignità delle scelte personali? È questa l’amministrazione che dovrebbe tutelare le relazioni, e invece le misura in metri quadrati condivisi?

Vi affido queste righe con l’amara speranza che qualcuno, tra le pieghe delle circolari e dei commi, trovi il coraggio di dire che no, non è giusto. Che forse è tempo di aggiornare le norme alla realtà, e non viceversa. E che, se davvero la scuola è comunità educante, dovrebbe iniziare col non discriminare chi la serve ogni giorno.

Con ironico rispetto,
Antonella Grippo
Docente di ruolo, convivente non riconosciuta

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