sabato, Ottobre 10

DAL PROFUMO DI LIBERTA’ DI PAOLO BORSELLINO AL PROFUMO D’ARROSTO DI FRATELLI D’ITALIA

22 Luglio 2026 |

di Saverio Lodato

Chissà come si sentiranno Lucia, Fiammetta e Manfredi Borsellino, a tre giorni di distanza dalle commemorazioni della strage di via d’Amelio.
Ci speravano, in Giorgia Meloni. Ci avevano creduto. Riponevano fiducia nella sua volontà di fare pulizia, chiarezza e giustizia.
Proprio in lei, che in questi anni non ha perso occasione di dire e sbandierare che fu proprio nel giorno del sacrificio del giudice palermitano che si convinse a scendere in politica. E anche noi, nel nostro piccolo, ci eravamo permessi di darle qui un suggerimento.
Ma gli Statisti vanno di fretta, ascoltano poco, presi come sono dallo svolazzare da un ramo all’altro della cronaca (preferibilmente nera) nella speranza di acciuffare qualche voto qua qualche voto là.
Oggi, nel primo pomeriggio, in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, con voto a maggioranza, si è fatto scempio della pia speranza di Paolo Borsellino che un giorno gli italiani potessero sentire – come amava dire – “il fresco profumo della libertà”.
No. Niente da fare. Non se ne fa niente.

purgatori lodato la7

Speciale Atlantide, 18 maggio 2019. Saverio Lodato e Andrea Purgatori seduti davanti la Croma di Giovanni Falcone presso la Scuola di formazione della Polizia penitenziaria di Roma

Viene clamorosamente negato l’utilizzo delle chat fra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro e il ristoratore Mauro Caroccia, richiesto dalla Procura di Roma che sta indagando sul clan Senese e lo “scandalo bisteccheria”. Il Centro destra vota al gran completo. E il 30 luglio sarà l’intera Camera chiamata a dire la sua.
Altro che profumo di libertà: i Fratelli d’Italia preferiscono il profumo dell’arrosto.
E sono gli stessi che il 19 luglio sono scesi a Palermo in pompa magna per ribadire – come ha fatto Ignazio La Russa – che se Borsellino fosse ancora vivo sarebbe ministro di questo governo.
Davvero? Ne è così sicuro? Ma quante ne sa La Russa.
Hanno fatto benissimo i parlamentari 5 Stelle, e il loro presidente Giuseppe Conte, a occupare l’aula di Montecitorio. E bene farebbero, a fare altrettanto, i parlamentari dell’intero e cosiddetto Campo largo.

Giorgia Meloni era venuta a Palermo, il 13 luglio, per il colpaccio d’immagine.
Si era fatta fotografare, con inevitabile lacrimuccia, di fronte alla Croma su cui morirono Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Mentre rimase ferito l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Auto che per anni, badate bene, era stata custodita affettuosamente presso la Scuola di formazione della Polizia penitenziaria di Roma, intitolata proprio a Falcone, e che ora è stata traslocata a Palermo, al Museo del presente, gestito da Maria Falcone.
Accanto a Giorgia Meloni, fra gli altri, Chiara Colosimo, presidente dell’antimafia, Maria Falcone, sorella di Giovanni, Matteo Piantedosi, ministro degli interni.
Sembrava tutto autentico. Tutto sincero. Tutto vero.
Oggi, però, bisogna aprire le finestre: c’è puzza d’arrosto.
E i giovani di Fratelli d’Italia, che in queste ore stanno sputando veleno su Salvatore Borsellino, colpevole di vietare l’accesso in via d’Amelio a certa politica, ora farebbero bene ad arrossire di vergogna, fare mea culpa e chiedere scusa agli italiani.

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