

06 Luglio 2026
- di Vittorio Da Rold
Il Presidente degli Stati Uniti ha esortato gli americani a difendere le libertà concepite dai padri fondatori della nazione 250 anni fa contro quella che ha descritto come la ‘minaccia comunista’ rappresentata dai Democratici progressisti. Un’affermazione che sembra un goffo tentativo di distrarre l’opinione pubblica e il popolo Maga dalla clamorosa vicenda dei suoi enormi profitti del 2025 cresciuti di più di 2 miliardi di dollari.
La Casa Bianca per Trump è un affare
Secondo l’ultima dichiarazione finanziaria del presidente, gli investimenti nel settore delle criptovalute gli hanno fruttato oltre un miliardo di dollari lo scorso anno, un aumento senza precedenti delle entrate, che si è aggiunto ai ricavi derivanti da accordi sui diritti d’autore, attività immobiliari e risarcimenti legali. Ci sono perfino diritti riscossi su Bibbie, orologi e profumi venduti con il suo nome. Lo riporta il Wall Street Journal, la ‘Bibbia’ di Wall Street. Trump e la sua famiglia hanno investito in modo massiccio in attività legate alle criptovalute durante il primo anno del suo secondo mandato: sono attività che non stanno generando solo ricchezza ‘sulla carta’, ma profitti reali e concreti, scrive il Wsj. Secondo il documento depositato all’ente governativo che vigila sull’etica pubblica (Office of Government Ethics), i guadagni del 2025 hanno incluso 635 milioni di dollari dalla ‘memecoin’ di Trump con la sua effige come un imperatore romano lanciata pochi giorni prima del suo insediamento alla Casa Bianca per il secondo mandato, e oltre 500 milioni di dollari ricavati da parte di World Liberty Financial, l’iniziativa di punta della famiglia Trump nel settore crypto. Vanità decisamente interessata.
L’altra America di New York e di Mamdani
Qualche ora prima che il presidente Trump tenesse il suo discorso per celebrare il 4 luglio e il 250° anniversario della nazione, il sindaco di New York, esponente del socialismo democratico, ha espresso la propria visione del patriottismo che non deve essere cieco, assoluto e inamovibile. Seduto alla scrivania di George Washington nel Municipio e circondato da immigrati appena naturalizzati, il sindaco Zohran Mamdani ha sottolineato la diversità della nazione, criticando al contempo alcuni aspetti della storia americana, dalla schiavitù alla discriminazione fino allo sfruttamento dei lavoratori. «L’eccezionalismo americano – secondo l’opinione comune – rende la nostra libertà un po’ più libera», ha detto Mamdani. «I padri fondatori erano bianchi, protestanti e schiavisti ma nel contempo seguaci dell’illuminismo, e su questi principi di eguaglianza e liberta democratica fondarono la nuova nazione contro l’assolutismo della monarchia britannica». «La risorsa migliore del Paese, ha sostenuto Mamdani, come è la sua costante evoluzione, anziché l’idea statica di identità americana che ha alimentato il movimento politico di Trump nell’ultimo decennio».
Tutto l’opposto di Trump
Trombone comiziante, come sempre. Con un tanto di anatema di comunista riservato a chi non lo ama. «Ci troviamo ai piedi del monumento dedicato a questi eroi e ci impegniamo nuovamente a essere una nazione grande, audace, nobile e magnifica quanto questi giganti americani», ha dichiarato Trump sotto il monte di granito nel South Dakota dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani. «È una recrudescenza della minaccia comunista nella nostra terra, alimentata anche da chi è appena arrivato nel Paese e abbraccia idee diametralmente opposte al nostro stile di vita e al nostro grande successo», ha affermato. «Non permetteremo che ciò accada». Trump solleva da una settimana la questione dell’avanzata dei socialisti democratici, ma ha espresso le argomentazioni più incisive e articolate su questo tema proprio venerdì, in un momento in cui gli americani sono alle prese con un’inflazione persistente e con il caro-carburante, situazioni in corso dall’inizio del conflitto USA-Israele contro l’Iran.
Repubblicani preoccupati
Sempre più preoccupati che il conflitto possa costare al partito il controllo di almeno una delle due Camere del Congresso nelle elezioni di metà mandato di novembre, i repubblicani hanno colto al balzo una recente serie di successi ottenuti da candidati democratici di sinistra per lanciare l’allarme rispetto alle catastrofiche iniziative presidenziali in politica estera.
Trump ha poi ripetuto che la minaccia proviene anche da “nuovi arrivati nel nostro Paese”, collegando la sua retorica anticomunista al tema anti-immigrazione che ha alimentato la sua elezione. Insistendo che questi nuovi arrivati devono essere espulsi.
‘L’America sono io’ e gli altri sono comunisti
«Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se permettiamo a noi stessi di perderle». Ma bnon è esattamente così. Quattro candidati progressisti, tra cui tre socialisti democratici, hanno vinto combattute primarie democratiche a New York la scorsa settimana e in Colorado martedì. Candidati progressisti hanno ottenuto vittorie anche in Kentucky, New Jersey, Ohio, Pennsylvania e Texas. Il sistema politico americano si sta polarizzando proprio a causa delle politiche estreme di Trump.
La scorsa settimana Trump ha definito le loro vittorie «la più grande minaccia per il nostro Paese dalla sua fondazione». E forse anche per i suoi iperbolici ricavi, un record per un presidente in carica che fa evidentemente fatica a dividere con chiarezza la sfera pubblica da quella privata.