venerdì, Ottobre 9

CARI MEDIA RUSSOFOBI AVETE LA PESTE NEL CERVELLO

di Redazione

Cari lettori leggendo l’articolo, molto informato, di Clara Statello sulla peste in Russia, scoprirete che il titolo che abbiamo scritto non è un’esagerazione. La russofobia massocapitalista tenta giorno dopo giorno di distruggere la nostra capacità critica. Questa è la vera peste che nei media gli untori del massocapitalismo stanno diffondendo in tutto l’Occidente ed oltre. Per non essere infettati da questi parassiti basta, come antidoto, rimettere su ogni balcone o finestra delle nostre case la bandiera rossa del Partito Comunista Italiano di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer. Come rafforzativo della terapia anti peste mediatica si può usare la sana lettura del nostro sito.

Un grazie di tutto cuore a Clara Statello per il suo prezioso e indispensabile lavoro.

Peste in Russia: le solite narrazioni che stanno in piedi a causa di stuoli di analfabeti funzionali che continuano a cliccare su un titolo sensazionalistico

di Clara Statello

Non mi riferisco tanto al pubblico italiano, quanto alle redazioni che hanno riportato la notizia in modo incompleto e senza i condizionali del caso.

La giovane Daria Shipilova ( in foto) è morta di una forma di polmonite la cui eziologia non è stata accertata.

La malattia fatale è stata associata alla peste, per giunta la peste polmonare, poiché lavorava in un laboratorio in cui sarebbero presenti fialette di patogeno per studi.

C’è da fare qualche premessa.

1. La peste non è affatto scomparsa, piuttosto è endemica in alcune parti del mondo, come ad esempio la Mongolia ma anche gli USA. La regione siberiana dove si trovava la donna, Irkutsk, confina proprio con la Mongolia. Curiosità: nei primi del millennio ci furono dei casi di peste proprio vicino all’ Italia, ad Orano, in Algeria. La stessa città in cui è ambientato il celebre romanzo di Albert Camus. E non ce ne siamo neanche accorti 😉

2. La peste bubbonica – quella dei casi di cui sopra – non si trasmette da uomo a uomo. Vado a braccio senza rinfrescare la mia memoria su chatgpt: i vettori sarebbero dei parassiti delle pulci dei ratti. La peste polmonare, invece, si trasmette di uomo a uomo via aerosol e dunque il contagio è diffuso. Per capirci, durante la peste nera si svilupparono entrambe le forme di peste. Anche nel romanzo di Camus, seppur l’inizio dell’epidemia avviene come bubbonica e solo alla fine si diffonde come polmonare.

Secondo la nostra stampa, il caso sarebbe peste polmonare. Addirittura viene scritto che la ragazza si sarebbe ammalata in conseguenza della rottura di una fialetta contenente il bacillo della peste. Questa informazione non è confermata dalla stampa che ho consultato, ovvero CNN, Clash Report, CNBC.

In realtà non è confermato neanche la presenza dell’agente eziologico yersinia pestis.

Il processo logico che ha portato alla costruzione di questa narrazione è il seguente:

1. La ragazza è morta di una forma sconosciuta di polmonite.

2. La ragazza lavorava in un biolab in cui sarebbe presente il patogeno della peste.

3. Dunque la ragazza è morta di peste.

Persino il capo della vicina repubblica di Buriazia, Alexei Tsydenov, aveva dichiarato in precedenza che la dipendente era morta “probabilmente a causa della peste”, precisando che nella sua regione non si era verificato alcun focolaio della malattia.

In realtà Rospotrebnadzor, l’autorità russa per la salute pubblica, a cui è preposto il controllo per le malattie infettive, ha escluso la presenza dell’ agente eziologico della peste.

“Nei campioni prelevati dal paziente non è stato rilevato alcun microrganismo associato alle mansioni professionali del dipendente”, si legge nella nota riportata dalla CNN, in cui si specifica che la “situazione epidemiologica” nella regione è stabile.

Ciononostante le autorità sanitarie hanno predisposto misure di contenimento come la quarantena per 189 persone entrate a contatto con la donna, l’isolamento e la chiusura del reparto ospedaliero in cui è stata ricoverata, etc. In allerta i paesi confinanti con la regione, come il Kazakistan e l’ Uzbekistan stanno aumentando i controlli sanitari alla frontiera e rafforzando la prontezza ad affrontare malattie infettive. Anche il Kirgikistan, che non ha confini terrestri, sta aumentando i controlli.

Ciò è perfettamente comprensibile: davanti ad una malattia infettiva letale la cui causa è sconosciuta, è assolutamente ragionevole che le autorità adottino delle misure precauzionali per impedire o contenere futuri contagi.

Ad ogni modo l’OMS minimizza: “In base alle informazioni non ufficiali disponibili, il rischio per la salute pubblica della popolazione generale sembra essere basso”, si legge nel comunicato riportato dalla CNN.

Disinformazione o confusione?

Probabilmente entrambe, ma di sicuro dipingere la Russia come paese untore (di una malattia che non è mai scomparsa) fa parte del processo mediatico di disumanizzazione e costruzione del nemico.

Voglio concludere citando l’epilogo del romanzo del grande Camus:

«il bacillo della peste non muore né scompare mai, può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce. Forse verrebbe il giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarlo a morire in una città felice».

Amici miei, ma non lo capite che siamo già tutti appestati dal 12 dicembre 2013?

Fonti:

https://edition.cnn.com/…/russia-laboratory-plague…

https://www.cnbc.com/…/suspected-plague-cases-reported…

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