

03 Maggio 2026
- di Giovanni Punzo
L’attualità di un Presidente che si offende per le critiche di un Cancelliere e gli fa la guerra a colpi di Dazi. Antiche arroganze a zero stile. Dietro le norme complesse del cerimoniale delle corti reali del passato si nascondevano incomprensioni che a loro volta si trasformavano spesso in tranelli e da qui le occasioni di ‘casus belli’, ossia del motivo per scatenare una guerra. Il periodo più movimentato fu dal Medioevo al Rinascimento. Sino all’attualità, passando da sovrani a presidenti.
Le regole spagnole
Soprannominato dai posteri ‘il cerimonioso’, re Pietro IV d’Aragona tenne in grande considerazione il rispetto assoluto delle regole della vita di corte incentrata sulla sua persona, ma una leggenda narra che il semplice fatto di essere stato sorpassato – sia pure di un solo passo – durante la visita di un altro monarca che camminava al suo fianco sia diventato causa di una guerra: a dispetto della parentela, essendo il fratello, e della pari dignità regale Giacomo III di Maiorca nel 1345 perse il regno, gli fu trattenuta in ostaggio la moglie per mesi e morì in circostanze misteriose due anni dopo.
La controversia legale tra dinastie intrecciate tra loro, l’accusa più o meno autentica di aver violato un patto precedente o di aver usurpato prerogative regali altrui, divenne l’elemento caratteristico delle complesse relazioni tra i diversi regni della penisola iberica prima dell’unificazione dopo il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, discendente a sua volta di Pietro, che avvenne circa un secolo e mezzo dopo. Ogni controversia insomma, soprattutto se basata su piccoli dissidi oggi irrilevanti, quando non era risolta da tribunali di corte, inevitabilmente portava a una guerra. Si comprende bene allora come l’unione matrimoniale e politica di Isabella e Ferdinando abbia realmente trasformato la Spagna e i suoi litigiosi monarchi diventando la base della futura potenza.
Le guerre dei merletti
Il Settecento, oltre ad essere il secolo dei Lumi, fu anche il secolo delle ‘guerre dei merletti’, guerre nel corso delle quali non mancarono gli scambi di cortesie tra gli aristocratici condottieri. Celebre la battaglia di Fontenoy nel 1745, all’inizio della quale i comandanti si rivolsero reciprocamente l’invito ad aprire il fuoco per primi. Una vivace rappresentazione dei conflitti del suo tempo la scrisse ad esempio Voltaire nel “Dizionario filosofico”: un genealogista scopriva una lontana ascendenza del sovrano in una regione remota e da qui scaturiva il suo diritto ereditario ad impossessarsi della provincia altrui.
Se da una parte Voltaire criticava i ‘capricci dei re’ suoi contemporanei, in realtà estendeva il giudizio ben oltre, comprendendo anche tutte le altre classi sociali più elitarie che con diversi ruoli partecipavano comunque allo stesso gioco. La teoria pacifista di Voltaire – che ebbe larga diffusione ed è ricordata ancora oggi – fu però superata in breve da un evento storico davvero epocale, che sostituì i sovrani sul trono, ma non le guerre.
Dalla rivoluzione francese alla fine delle guerre napoleoniche, la guerra diventò la continuazione della politica con altri mezzi, anche se talvolta gli stati o gli imperi in apparenza furono meno capricciosi dei singoli monarchi. Il fatto che assieme al diritto di voto nascesse anche la coscrizione obbligatoria non semplificò le cose.
Altri incidenti diplomatici
Anche la diplomazia – oggi considerata la massima espressione della più ovattata riservatezza – non fu esente da violenti scontri non solo verbali, assai vicini allo scoppio di un conflitto per motivi non sempre significativi. Dopo il Rinascimento e soprattutto dopo l’apertura delle rotte atlantiche, furono le relazioni internazionali tra Francia, Spagna e Inghilterra a rappresentare un terreno di scontro quasi permanente.
Nel 1564 l’ambasciatore di Spagna nei Grigioni (una regione dell’attuale Svizzera) mise mano alla spada per impedire che l’ambasciatore di Francia rimanesse al suo fianco durante una cerimonia religiosa alla quale erano stati entrambi invitati. Nel 1633, alle nozze del figlio del re di Danimarca, si ripetè lo stesso scontro tra i due ambasciatori: “L’ambasciatore di Spagna – disse il francese – può mettersi dove desidera, ma io lo scaccerò e prenderò il suo posto”, costringendo lo spagnolo ad imbarcarsi.
Peggio avvenne a Londra nel 1666, quando, al corteo di benvenuto per l’ambasciatore di Svezia, gli accompagnatori armati degli ambasciatori di Francia e di Spagna vennero alle mani e nel tumulto persero la vita un cocchiere e un postiglione estranei alla vicenda.
Luigi XIV, il Re Sole, non solo pretese le scuse dal re di Spagna Filippo IV, ma anche che da quel momento ‘per sempre’ l’ambasciatore francese avrebbe avuto la precedenza su quello spagnolo. Grazie al saggio comportamento spagnolo si evitò la guerra, ma per un secolo gli ambasciatori di Francia e Spagna, ovunque si trovassero, vissero sempre in allarme nel timore di un’offesa alle loro prerogative.