giovedì, Aprile 9

AMOM, UNA STORIA TOSCANA DI MERCATO… O FORSE UNA PESSIMA SCHIFEZZA

di Redazione

“Contro questo capitalismo servono atti radicali e coraggiosi” dice il professor Volpi alla conclusione del suo articolo. E’ vero, servono atti coraggiosi come espropriare le imprese a chi non ne fa un uso sociale, come indicato nell’art. 42 della Costituzione italiana, e affidarne in autogestione agli operai.

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di Alessandro Volpi

Una schifezza, che vi esorto a leggere fino in fondo. Il giorno di capodanno, 70 lavoratori di una impresa toscana, la Amom, che produce accessori metallici e bigiotteria per l’alta moda, sono stati licenziati attraverso un annuncio arrivato, in modo assai sbrigativo, in una videoconferenza con i manager della società Riri-Oerlikon che si trovavano a Mendrisio in Svizzera.

Poche parole e tutti a casa. Siamo di fronte ad una vicenda davvero pessima. Amon era una società che aveva registrato ancora nel 2020 ricavi per circa 10,4 milioni di euro, con un margine operativo lordo (EBITDA) di 1,2 milioni e una posizione finanziaria netta di 1,5 milioni. Nel giugno dell’anno successivo Amon, di proprietà della famiglia Veneri, fu venduta, in un’operazione di cui non si conoscono i numeri precisi, alla società svizzera Riri, posseduta dal 2018 dal fondo di private equity francese Chequers Capital.

Vale la pena ricordare che la famiglia Veneri è attualmente molto impegnata in politica con Gabriele Veneri che è consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Nel marzo del 2023, Riri viene acquistata dal gruppo industriale svizzero Oerlikon. Ma di chi è Oerlikon? Il principale azionista è la società Liwet Holding AG, che fa capo a Viktor Vekselberg e detiene circa il 41-43% delle azioni. Il resto dell’azionariato è dominato dalle sempre presenti Big Three: BlackRock, Vanguard, State Street, insieme a Ubs e Credit Suisse.

Dunque una proprietà finanziaria. Ma ancora più interessante è capire chi sia Viktor Vekselberg. Si tratta di un imprenditore e miliardario russo, nato in Ucraina, noto per essere uno degli uomini più ricchi della Russia e una figura centrale nel panorama industriale internazionale. E’ stato Il fondatore di Renova Group, un enorme conglomerato con sede a Mosca che detiene partecipazioni in vari settori: metallurgico (alluminio), energetico, delle telecomunicazioni e, soprattutto, tecnologico/industriale. Ha costruito la sua fortuna negli anni ’90, in particolare attraverso il commercio di alluminio, fondando la Sual, poi fusa in Rusal, e il petrolio, con la società TNK-BP. Vekselberg ha spostato poi gran parte dei suoi interessi finanziari in Svizzera a partire dalla metà degli anni 2000.

Attraverso le sue holding (Renova e successivamente Liwet Holding), ha acquisito quote di controllo o di riferimento in storici colossi dell’industria elvetica come Sulzer, una Società di ingegneria industriale pesante, e Swiss Steel. Nel 2018 è stato colpito da pesanti sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per presunte interferenze della Russia nelle elezioni americane del 2016 e per la sua vicinanza al Cremlino.

Da quel momento, i suoi beni negli USA sono stati congelati. Ha ricevuto poi sanzioni dopo il 2022 dall’Unione europea e dal Regno Unito. Per proteggere le società svizzere (come Oerlikon e Sulzer) dalle conseguenze delle sanzioni che lo colpiscono personalmente, Vekselberg ha dovuto ridurre le sue quote di partecipazione al di sotto del 50%, vendendo appunto alle Big Three, e ristrutturare la proprietà attraverso veicoli come Liwet Holding.

In estrema sintesi Amom, una società in buona salute, è stata venduta da una famiglia italiana ad un fondo di private equity francese che l’ha venduta ad un gruppo svizzero nelle mani di uno dei più “discussi” oligarchi russi. C’è qualcuno che, pervicacemente, continua a definire questo processo un fenomeno di mercato…. Intanto, come avvenuto per altre situazioni toscane – Gkn docet – i lavoratori e le lavoratrici vengono licenziati a distanza con comunicazioni “social”. Contro questo capitalismo servono atti radicali e coraggiosi.

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