
di Redazione
Le cinque vittime erano impegnate in lavori fognari. Un loro collega è ferito gravemente. Il comandante dei vigili del fuoco: ‘Non sono state prese le dovute precauzioni’.
Questa la dinamica dei fatti: tre operai si erano calati per 5 metri all’interno del locale fognario lungo la statale 113, che collega Casteldaccia a Palermo, per svolgere dei lavori di manutenzione. Appena scesi i primi scalini del locale i tre lavoratori hanno perso i sensi. Gli altri due colleghi non sentendoli più sono scesi per soccorrerli ma hanno subìto la stessa sorte a causa delle esalazioni di idrogeno solforato che aveva raggiunto una quantità dieci volte sopra il limite consentito. Stava per fare la stessa fine anche il sesto operaio ma per fortuna è riuscito a risalire in superficie. Le sue condizioni sono molto gravi, ora è ricoverato al Policlinico di Palermo.
I lavori erano svolti dalla ditta Quadrifoglio Srl, che aveva vinto l’appalto dell’azienda municipalizzata di Palermo, l’Amap.
Ambrogio Cartosio, a capo della Procura di Termini Imerese, dopo avere raggiunto il luogo della strage, ha aperto un’inchiesta affidando le indagini alla polizia che ha interrogato il direttore dei lavori e il responsabile per la sicurezza dell’azienda appaltatrice Amap. La Procura sta acquisendo altri elementi nella sede della Quadrifoglio, a Partinico, e sta sentendo diversi testimoni.
Su ciò che è accaduto c’è la testimonianza di un operaio che stava svolgendo lavori di giardinaggio nell’azienda vinicola Duca di Salaparuta, che si trova a pochi metri dal luogo della strage. Il testimone afferma di avere sentito delle urla intorno alle 12 e di essere accorso per capire cosa stesse accadendo. Ma tra l’orario indicato dal testimone e la chiamata al 112 c’è però un vuoto di 1 ora e 48 minuti.
Questi i nomi delle cinque vittime della strage: Epifanio Alsazia, 71 anni, il contitolare della ditta Quadrifoglio; Giuseppe Miraglia 47 anni, Roberto Raneri, di 51 anni, Ignazio Giordano, di 57 anni e Giuseppe La Barbera.
Le indagini si muovono a 360 gradi e coinvolgono anche i quattro operai che sono scampati alla strage. I vigili del fuoco, che sono immediatamente giunti sul luogo, hanno escluso l’ipotesi del cedimento strutturale del solaio, che era stata indicata da alcuni dirigenti della Cgil che si sono precipitati a Casteldaccia.
Nuccia Albano, assessore al Lavoro in Sicilia, con una lunga esperienza di medico legale, dopo avere visto i cadaveri, non aveva dubbi: “Ho visto i volti dei poveri operai, avevano un colore che mi ha fatto pensare a un’intossicazione”.
Sulla vicenda rimane una grande punto interrogativo. Perché operai considerati esperti si sarebbero calati nella vasca senza mascherina e dispositivi di protezione? Cosa ha determinato un tale comportamento?
Noi pensiamo che tutte queste morti non siano frutto del caso, ma delle logiche intrinseche alla scala valoriale del sistema massocapitalistico, dove un lavoratore è considerato una merce di scarso valore. In Italia la paga media di un operaio è di 1.700 euro, inoltre ogni lavoratore è facilmente sostituibile per l’alta percentuale di disoccupati esistente. Se lo confrontiamo con una vettura media, una merce inanimata composta di plastica e acciaio a cui è dato un valore medio di 21.040 euro, indovinate chi salverebbe il costruttore di auto in caso di necessità.