
di Redazione
Secondo lo scrittore russo Nicolai Lilin, conosciuto da tutti per il suo libro Educazione siberiana e per quello su Putin, L’ultimo zar, i paesi occidentali hanno “un’immagine assolutamente distorta” del dissidente russo Alexei Navalny, deceduto in carcere a 47 anni. Ma ci invita a fare degli approfondimenti sia su Navalny che su altri personaggi, per non incorrere in errori di valutazione.
Per Licolai Lilin, il blogger e dissidente russo “non è mai stato un politico, è sbagliato dire che era un oppositore di Putin. Era uno strumento di propaganda, ma non un elemento politico perché l’elemento politico comprende l’esistenza di un programma, di un’ idea politica, ciò che Navalny non aveva. Era un blogger che attraverso i social diffondeva le proprie opinioni” .
Lilin ha poi specificato di quali opinioni si trattava: “è nato nell’ambiente dell’estrema destra russa, era un nazista. Dall’inizio della sua attività partecipava a un movimento che in Russia si chiamava La marcia russa, un’organizzazione che è stata gestita all’epoca degli oligarchi che poi sono stati tutti sterminati da Putin. Oligarchi nazisti, gente che adorava Hitler, il terzo Reich, che girava con le svastiche e faceva i saluti romani. Navalny spesso si esibiva nel saluto romano, ci sono le foto, e non nascondeva la sua matrice nazista“. Foto e video che “il grande fatello” ha rimosso da internet.
Lilin prosegue: “Quando Putin ha massacrato tutti i nazisti, Navalny ha trasformato se stesso in un progetto da vendere. Lavorava con una grande squadra di professionisti, hanno fatto un blog, notiziari, piattaforme social e così via. Era una organizzazione che ha cominciato a ricevere sponsorizzazioni dall’Occidente e Navalny da nazista si è trasformato in un libertario”.
Lilin poi spiega per chi lavorava: “Navalny era un elemento di disturbo in Russia che lavorava per gli interessi del mercato occidentale. Per questo è stato imprigionato. Io sono contrario a questa carcerazione, ma sappiamo che la Russia funziona così, è un sistema autoritario e se ti comporti in un certo modo vieni punito in un certo modo. Poi, quello che è successo in carcere è un mistero“.
Lo scrittore russo prosegue: “Nel mio canale privato Telegram ieri ho condiviso un video dove lui appariva, durante l’ennesimo processo, sano, tranquillo, in forze. Oggi è morto. Quindi è chiaro che non aveva una malattia. È stata una morte veloce. La realtà la possiamo solo ipotizzare. Un suo vecchio collaboratore ha fatto una strana dichiarazione: ‘può darsi sia stato avvelenato da coloro dei quali da molto tempo si fidava’. Quello che non raccontano in Occidente è che nell’ambiente del movimento anti Putin in Russia da tempo dicono che l’Occidente sfrutta diversi elementi per i propri interessi e quando questi personaggi diventano una ‘cartuccia sparata’, come nel caso di Anna Politkovskaja e di altri, scatta un meccanismo per cui gli occidentali eliminano queste persone per sfruttarle come martiri. È un’altra teoria che gira negli ambienti liberali russi perché tutti queste morti sono strane...”
“…a Putin la morte di Navalny in carcere non serviva proprio a nulla. A Putin Navalny serviva come un detenuto per mostrare a tutti che il sistema putiniano può usare la legge per reprimere coloro che cercano di sabotare il funzionamento dello Stato. A Putin non serviva ammazzarlo. C’era più interesse in Occidente per trasformarlo in martire e portarlo avanti come bandiera della libertà…”.
Lilin dice che in Russia ci sono “i veri oppositori di Putin, persone di estrema sinistra, tanti comunisti che sono stati in carcere ma che non fanno gli interessi dell’Occidente, fanno gli interessi della Russia e per questo Putin li lascia vivere. L’Occidente non capisce la Russia, questo è il problema più grande. L’Occidente è diventato troppo arrogante. Siamo chiusi nel nostro piccolo mondo che sta colassando. Non sappiamo neppure l’ottanta per cento della realtà oggettiva. Non c’è più posto per nessuna egemonia” e lo dice senza peli sulla lingua.