martedì, Settembre 29

250 ANNI DAI ‘PADRI PELLEGRINI’ IL NUOVO CREDO DI STATO USA

C’era una volta…

05 Luglio 2026

  • di Giovanni Punzo

Il recente rapporto stilato dalla Commissione Presidenziale per la Libertà Religiosa dell’amministrazione Trump nel 2025 ha suscitato sconcerto non solo negli Stati Uniti. La relazione tra religione e Stato – secondo il rapporto – non dovrebbe limitarsi più alla neutralità e alla separazione, ma diventare una ‘categoria politica’, espressione che porta a pensare alla rinascita di una religione ‘di Stato’. Il 4 luglio 1776 nelle tredici colonie che avevano appena dichiarato la propria indipendenza la situazione era però ben diversa …

La libertà religiosa e i padri pellegrini

Agli inizi del XVIII secolo la situazione della chiesa anglicana era alquanto turbolenta. Un primo scisma portò alla nascita della chiesa calvinista e fu seguito da altre separazioni di congregazioni minori che si definirono chiese riformate. Ovviamente le gerarchie ecclesiastiche reagirono con energia: John Robinson, ex pastore anglicano e separatista, fu di fatto espulso dal vescovo di Norwich e costretto a condurre i fedeli in altra zona dell’Inghilterra. D’altra parte non bisogna dimenticare che il potere della chiesa anglicana era particolarmente forte: accanto all’arcivescovo di Canterbury, capo spirituale, dal 1534 secondo l’Atto di Supremazia emanato da Enrico VIII, sedeva il re in persona nella veste di ‘Governatore generale’ della chiesa. Dopo un lungo periodo di esilio in Olanda, il gruppo originario contava su un centinaio di fedeli e fu presa la decisione di attraversare l’Atlantico e raggiungere la Virginia, insediamento inglese dove vivevano principalmente nella cittadina di Jamestown poche altre centinaia di coloni. La spinta principale a costringere la piccola comunità ad abbandonare l’Inghilterra fu quindi la libertà religiosa, anche se ben presto a questa si aggiunse la volontà di autodeterminazione, ossia continuare a regolare la propria esistenza con leggi decise in comune. La leggenda vuole che i padri pellegrini avessero portato al seguito anche un torchio da stampa per diffondere la Bibbia e i loro principi, ma è certo invece che uno di loro avesse appreso a Leida le arti tipografiche. Sebbene il particolare possa sembrare trascurabile, vale la pena di ricordare che almeno tre donne del gruppo, quando sbarcarono nel Nuovo Mondo, erano in stato di gravidanza.

Il 4 luglio 1776

Indubbiamente il comune retaggio protestante dei coloni giocò un ruolo fondamentale nella lotta per l’indipendenza, soprattutto in quanto spirito evangelico ‘dissidente’ che però – proprio per questo – non aveva una visione unitaria e creava delle diversità anche sul piano organizzativo. In Virginia ad esempio, dove prevaleva il modello inglese, la società era strutturata in contee e parrocchie, mentre l’economia si basava su estese piantagioni in cui era determinante l’apporto di schiavi. La vita politica era scandita da elezioni di rappresentanti a varie assemblee locali e quella religiosa dominata dalla chiesa d’Inghilterra che esercitava anche il controllo sociale: spesso chiesa, tribunale e luogo delle assemblee coincidevano, in quanto si trattava degli unici edifici di una certa ampiezza. L’azione si rivelò in complesso poco efficace: l’assegnazione di un religioso inglese in una colonia era vista come esilio o punizione e ben presto il livello si abbassò, accompagnato dal fatto che – per il carattere ufficiale della chiesa anglicana – i membri dei consigli parrocchiali erano funzionari inglesi o coloni fedeli al re, ovvero la minoranza lealista. Un altro colpo a questo sistema venne dall’ondata migratoria scozzese dopo la sconfitta della rivolta giacobita nel 1745 quando aumentò il numero dei fedeli presbiteriani che nutrivano scarse simpatie per gli inglesi anglicani ai quali si aggiunsero irlandesi protestanti che divennero un primo nucleo indipendentista mostrando anche un certo radicalismo. Esisteva poi una vera e propria galassia di comunità indipendenti spontanee, gelose delle proprie prerogative e non disposte a compromessi.

Democrazia e religione secondo Alexis de Tocqueville

Quando il francese Alexis de Tocqueville si recò in America nel 1831 dalla guerra d’indipendenza era trascorso più di mezzo secolo e nel frattempo era stata approvata una costituzione alla base di tutta l’organizzazione della vita politica: lontani dall’Europa gli Stati Uniti non erano stati coinvolti che in minima parte delle guerre napoleoniche e stavano ampliando i commerci, mentre sul Vecchio Continente gravava la cappa della Restaurazione che alcuni popoli stavano cercando di scrollarsi chiedendo riforme e costituzioni. La situazione che Tocqueville osservò con sorpresa non era paragonabile a quella francese, dove i paladini della libertà erano contrapposti ai paladini della religione: in altre parole i filosofi sbeffeggiavano la fede e i cattolici erano contrari alla libertà. Negli Stati Uniti che non avevano neppure conosciuto gli eccessi della Rivoluzione francese e gli appelli alla virtù, le convinzioni religiose dei singoli facevano da equilibrio in uno stato sostanzialmente laico. Il filosofo francese credeva che la cultura unica dell’America fosse un retaggio dei puritani, che avevano lasciato l’Europa in nome della libertà religiosa e avevano fornito la disciplina necessaria a sostenere una società libera. Tocqueville credeva che i cattolici americani del Diciannovesimo secolo avessero ereditato la tradizione puritana, ma temeva che i cattolici europei non si sarebbero mai sentiti a loro agio nella società del futuro. Era convinto che i membri della società democratica, stanchi del compromesso, si sarebbero aggrappati a un cristianesimo dogmatico oppure avrebbero respinto la fede cristiana nel suo insieme.

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