lunedì, Giugno 8

1° MAGGIO 2024 NON E’ UNA FESTA MA UN GIORNO DI LOTTA ANTICAPITALISTA PER LA PACE E LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

di Redazione

A febbraio 2024 – ricordano Cgil e Inca – i morti sul lavoro sono già 119, il 19% in più rispetto allo stesso periodo 2023. Nel 2023 sono morti 1.041 lavoratori e lavoratrici.

Nel nostro Paese sono a rischio quasi 9.200 aziende. E la stima è grigia anche per il 2025. Per le crisi aziendali in Italia oltre 70 mila lavoratori sono a rischio; i settori industriali coinvolti vanno dall’automotive all’elettrodomestico, dalle telecomunicazioni alla siderurgia. In testa alla classifca c’è l’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, con 10.700 lavoratori diretti e circa 20.000, considerando anche l’indotto.

In questa situazione si trovano i lavoratori della multinazionale finlandese Wartsila che ha annunciato la delocalizzazione della produzione, mettendo a rischio il posto di lavoro di oltre 300 lavoratori nello stabilimento di Bagnoli della Rosandra (Trieste), dove venivano prodotti i motori per navi oceaniche. La crisi ha colpito anche i 310 lavoratori della Lear di Grugliasco (Torino), specializzata nella produzione di sedili per auto.

Il settore dell’acciaio è anch’esso coinvolto, con circa 1.400 lavoratori della Jsw Steel Italy a Piombino (Livorno) che affrontano gli ammortizzatori sociali, e la prossima settimana è previsto un tavolo per discutere la proroga della cassa integrazione in deroga fino a gennaio 2025.

L’elenco delle crisi comprende varie aziende, tra cui Almaviva Contact, Industria Italiana Autobus, Jabil, La Perla, Sideralloys Italia e Speedline. Molte di queste vertenze sono in corso da tempo, cercando piani di reindustrializzazione e sviluppo con l’obiettivo di garantire la continuità produttiva e l’occupazione.

Come non ricordare l’esemplare lotta della GKN di Campi Bisenzio dove i lavoratori nella loro resistenza hanno costituito tutte le forme giuridiche e organizzative necessarie e di sostegno economico dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso, alla Cooperativa Insorgiamo fino all’l’azionariato popolare.

La vera soluzione sta nell’autogestione delle fabbriche superando i vincoli e le logiche del profitto del sistema capitalistico. Come afferma la Costituzione agli articoli 42 e 43 che abbiamo – come lavoratori – l’obbligo di far rispettare:

Articolo 42

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti [cfr. artt. 44, 47 c. 2].

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Articolo 43

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

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