martedì, Dicembre 5

E’ MORTO GIORGIO NAPOLITANO IL MASSONE DELLA UR-LODGE ATLANTICA THREE EYES CHE DISTRUSSE IL P.C.I.

E’ morto Giorgio Napolitano, il “migliorista”, il due volte presidente della seconda Repubblica, quella della trattativa Stato mafia, della P2, l’uomo che dall’interno del P.C.I. lavorò per spaccare e poi chiudere su mandato atlantico il Partito comunista di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer. Un’azione contro lo Statuto del partito che affermava che nel P.C.I. si entrava individualmente e si usciva individualmente. Era quindi vietato costruire correnti. Lui tradì, con Occhetto, Fassino, D’alema, Veltroni, Cossutta e soci le regole statutarie. E gli effetti di quel tradimento oggi si vedono a tutti i livelli della società. Lui è quello che ha portato a Washington Achille Occhetto ad incontrare il vertice del potere massocapitalista.

Per capire bene chi è stato Giorgio Napolitano e quale fu la sua coerenza anticomunista riportiamo alcune pagine del libro di Paola Baiocchi e Andrea Montella Ipotesi di complotto? Le coincidenze significative tra le morti e le malattie dei segretari del PCI e l’attuale stato di salute dell’Italia – Carmignani Editrice, 2014.

…Anche in Italia, nella fase di scontro con i fascisti durante la Resistenza, per i dirigenti angloamericani e nostrani il nemico principale era sempre il movimento comunista.
Era appena terminata la seconda guerra mondiale, infatti, quando:
«Nel 1945 un folto gruppo di grandi industriali (tra cui Vittorio Valletta, Piero Pirelli, Rocco Armando ed Enrico Piaggio, Angelo Costa e Giovanni Falck) si riunisce a Torino – il 16 e 17 giugno – per decidere i piani per la “lotta al comunismo con qualsiasi mezzo”, sia con la propaganda che con l’organizzazione di gruppi armati, questi ultimi affidati a Tito Zaniboni, un ex deputato socialista vicino alla massoneria e autore di un attentato a Mussolini che aveva provocato dure ritorsioni contro la muratoria. Secondo un rapporto dei servizi segreti americani, “le spese previste sono enormi ma gli industriali sono disposti a finanziare l’avventura”. I primi fondi, 120 milioni, sono stanziati subito e vengono depositati in Vaticano» (Fratelli d’Italia, di Ferruccio Pinotti. BUR editore, 2007 – pagg. 359-360).
Le forze capitaliste potevano realizzare compiutamente questa lotta al Comunismo solo riuscendo a isolare la parte più coerentemente marxista all’interno del PCI, quella rappresentata dal gruppo togliattiano che era il portatore dell’esperienza della Rivoluzione del 1917 e della lotta antifascista in tutta Europa, e che in Enrico Berlinguer aveva il suo ultimo e più significativo rappresentante. L’operazione, guidata dai
poteri forti, si sarebbe concretizzata favorendo l’ascesa di due componenti: quella più filocapitalista, legata all’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e una filorussa, guidata da Cossutta, legata alla parte revisionista apparsa dopo il golpe kruscioviano del 1956, che avrebbe potuto fungere da “riserva indiana” per i possibili dissenzienti.
Perché Giorgio Napolitano ha la possibilità di costruire una corrente come i miglioristi? Perché è un militante liberale per tradizione famigliare e cresce, all’interno del Partito, sotto l’ala di Giorgio Amendola, il più importante dirigente del PCI espressione di quella cultura. I padri dei due Giorgio, che per uno strano destino si chiamano tutti e due Giovanni, sono ambedue noti massoni.
Questa loro cultura trova dei referenti negli anni ’70 e ’80 all’interno del mondo delle cooperative, le quali hanno conosciuto un’espansione economica governata da logiche capitalistiche e hanno espresso anche dei dirigenti politici, che hanno abbracciato le logiche egoistiche dell’impresa, a discapito di quelle solidaristiche che facevano da argine al sistema economico borghese. Questi dirigenti operano, di conseguenza, per modificare i rapporti di forza nel Partito, con gli enti locali e con lo Stato più in generale, diventando una parte della borghesia produttiva e consegnandosi in questa deriva anche a concezioni paraleghiste.
A Giorgio Napolitano bisogna riconoscere il merito di essere sempre stato coerentemente di destra. Da giovane aveva fatto parte del Gruppo universitario fascista (GUF) a Padova e così scriveva nel luglio 1941 sul giornale universitario Il Bo, a proposito dell’invasione della Russia comunista da parte dei nazisti:
«L’Operazione Barbarossa civilizza i popoli slavi: dato che il nostro sicuro Alleato [è] lanciato alla conquista della Russia vi è la necessità assoluta di un corpo di spedizione italiano per affiancare il titanico sforzo bellico tedesco» allo scopo «di far prevalere i valori della Civiltà e dei popoli d’Occidente sulla barbarie dei territori orientali».
Conosciuto da lunga data dagli ambienti atlantici, fin da quando lavorava a Capri durante la seconda guerra mondiale come impiegato nel campo di riposo dell’Aviazione Usa, per la massonica American Red Cross, come lui stesso ricorda a pagina 9 della sua autobiografia: Dal PCI al socialismo europeo (Editori Laterza, 2005), raggiunta la maturità politica non si smentisce: dopo la morte di Berlinguer è un assiduo frequentatore dell’Aspen Italia con Giulio Tremonti, Gianni ed Enrico Letta, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi.
L’isolamento e l’estirpazione dei marxisti dal PCI era un’operazione che sul medio-lungo periodo doveva non solo modificare il partito, ma l’assetto politico-istituzionale del nostro paese, cambiando in modo sostanziale i rapporti tra le classi, il sistema elettorale, la nostra Costituzione, considerata bolscevica dai gruppi reazionari nostrani e internazionali che hanno operato per impedire che nel processo di unificazione europea certi valori proletari, contenuti nella nostra Carta – come la centralità del lavoro e di autogoverno della produzione – venissero inseriti nel dibattito sulla futura Costituzione europea.
Purtroppo questo processo disgregante è stato favorito dal ritardo nell’analisi, da parte della maggioranza dei militanti del PCI, sul ruolo di queste componenti interne come portatrici di un disegno voluto dal capitale, che procedeva di pari passo all’altro attacco portato dal terrorismo e dai “socialisti” di Craxi…

Capite adesso perché i massocapitalisti lo hanno voluto per ben due volte alla presidenza della seconda Repubblica.

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